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A V V I S O  P R O P E D E U T I C O

 

Riguardo alle affermazioni, alle asserzioni, ai giudizi e anche alle opinioni espresse in questo sito, si fanno sempre salve le eccezioni, che, data la duplicità dell'esperienza umana, perfino in quella religiosa, non mancano mai. Un tanto, per non sentirsi ripetere stupidamente la frase, ormai logora a un punto tale, da non dire più niente, che non si può fare di ogni erba un fascio, frase molto nota ai politici che, per giustificare le loro magagne o i loro intrallazzi, usano ripeterla a ogni piè sospinto, anche dove l'uso di essa non avrebbe senso!

 

I N D I C E

 

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MORALI MINIME UNO

lunedì ottobre 10, 2011

 

1) - E' avvenuto il terremoto in provincia dell'Aquila, in Abruzzo. Una ghiotta occasione, in prossimità delle elezioni e di altri interessi, affinché stampa, televisione, politici e preti vi si lanciassero a corpo morto in  una sfilata utile solo ai propri fini. Ancora una volta si è assistito, da parte dei giornalisti/intervistatori, alle domande più stupide e idiote che possano farsi ad un essere umano sofferente: "Che cos'ha provato durante il terremoto?"

2) - La religione è il più potente escamotage del mondo, inventato dalla fantasia umana. La possibilità di scaricare su un essere, più o meno esistente o immaginato, ritenuto superiore, significa liberarsi psicologicamente da un proprio dolore, da una propria ansia etc.

3) - Le canzonette, più che il vero sentimento, muovono l'attività stomacale. Quello che i patiti di questa musica chiamano sensazioni, non sono altro che acidi gastrici che si animano per digerire qualcosa che essi credano esserci, ma che non esiste: la musica.

4) - I nostri attori sembrano impiegati comunali, tanto non possiedono niente di mitico e di sensazionale. Fanno le loro ore di lavoro, poi tornano a casa a badare alla famiglia, all'orto e ai loro hobby, quando ne hanno, ma, così, detto per caso, lo leggono qualche libro che non sia la solita biografia pietosa di qualche collega?

5) - La RAI non dovrebbe più chiamarsi RAI, radio televisione italiana, ma RAI, radio regionale del Lazio. Chi volete che vi parli l'italiano? L'unica lingua è il dialetto romanesco che, a sua volta, è la lingua del nostro cinema. Chi parla in RAI ed anche in MEDIASET non potrebbe farlo in italiano?

6) - Dove sono le bellissime voci del nostro teatro e del nostro cinema di un tempo? Ormai coloro che le possedevano sono tutti morti, ad eccezione di qualcuno che è molto vecchio. Le voci di oggi portano sempre con sé un verso dialettale per quanto il possessore si sforzi di non averlo, ma invano, ché quello spunta quando più lo si cerchi di sopprimere. Ci vuole un eterno esercizio, di non lasciarsi andare a parlare in dialetto, neanche nella vita privata, altrimenti ogni sforzo è perso. Si può possedere un bel timbro di voce ed allora tutto quell'esercizio resta valido, ma se il timbro è ordinario, stridulo, squillante, pigolante, rauco, nasale, insomma, abituale, allora ogni esercizio è vano ed è meglio cambiare mestiere o professione.

7) - In Italia l'educazione musicale (non quella della canzonette) è inesistente. Si corre il rischio, se già, questo non sia diventato realtà, di perdere stolidamente un patrimonio noto in tutto il mondo e che noi sembriamo, nella nostra pochezza, disprezzare. In altri paesi, specie in quelli nordici, è facile che famiglie di operai organizzino un quartetto che esegue musica classica. Da noi una simile eventualità sarebbe mai possibile? Sanremo, con la sua insulsaggine, doceta e ne avanza.

8) - I popoli, specie la parte femminile di essi, sono sentimentali e ciò che essi intendono per sentimentalità viene chiamato romanticismo, non sapendo cosa in realtà sia e sia stato il vero romanticismo, che per essi è una serie di atti svenevoli, dolciastri senza nessun legame con la realtà. E' quello delle canzonette, basta leggerne i testi, cosiddetti poetici, molto prossimi alla prosaicità, per capirlo subito.

9) - La musica rock suona gli strumenti come se fossero tutti a percussione. La melodia, in cui ogni grado non supera mai l'intervallo di terza o l'ampiezza della prima ottava, è ridotta a poche note ripetute all'infinito. Un tempo, ripetere una melodia per più di due volte (nel qual caso si sarebbe chiamata ripresa), avrebbe significato un'incapacità dell'autore ad inventare una variazione o uno sviluppo.

10) - Le televisioni sono affollate da ragazze più o meno discinte, dall'espressione inebetita, se non dal viso inespressivo, che non si sa mai cosa ci stiano a fare, per esempio, in una trasmissione di carattere tecnico. Perché coloro che organizzano tali eventi, non ce lo dicono? Spesso tali signorine non sanno neanche l'italiano, non nel senso classico che parlano solo dialetto, ma perché sono straniere e farfugliano solo qualche parola incomprensibile.

11) - MEDIASET e, spesso, anche la RAI, ci hanno abituato al riciclaggio, per anni e anni, di film e situation comedy, in quanto passano in ore diverse, in canali diversi fin quando la pellicola non sia completamente lisa o distrutta. Un bel giorno assisti alla prima puntata di una sit-com, poi il giorno dopo assisti alla seconda puntata e poi il terzo, il quarto ed il quinto giorno. Al sesto la sit-com è scomparsa e appare magari in un altro canale alle due di notte. Ciò succede di continuo e non si capisce da cosa possa dipendere. Non è mancanza forse d'organizzazione e di serietà?

12) - Perché non si fa un'indagine conoscitiva su cosa pensa il popolo italiano dei politici? Se ne potrebbero sentire delle belle. Perché non provarci? Chi avrebbe paura e di che cosa?

13) - Siamo stanchi dei film d'azione, dei vari Hunter, Colombo etc. che durano da anni e anni. Si assiste ognora a pugni, scazzottate e pistolettate, con esibizione di cadaveri più o meno morti. La cinematografia nazionale ed estera ha ormai di più cento anni, possibile che non ci siano film più decenti da mandare in onda?

14) - Siamo altresì stanchi di comici che non fanno ridere, la cui unica virtù consiste nell'accento dialettale che rispecchia una verità solo locale, anzi vocalissima e spesso incomprensibile a chi a quel luogo non appartiene. Perché ce li impongono?

15) - La televisione, più che essere vista, la si subisce come un ineluttabile triste destino. Solo chi la fa e chi ci lavora è contento di esserci e la loda; ma per coloro che vi si siedono davanti per vederla la cosa resta indifferente, in quanto non possono influire su di essa nel modo più assoluto. Tanto, il padrone di essa mette l'asino dove vuole e con questo paga tutti.

16) - Vanagloriosi giornalisti televisivi si vantano di aver unificato linguisticamente l'Italia. Si sono, però, chiesti, questi vanitosi linguisti, qual è la lingua che ne è risultata? Forse l'italiano derivante dalla traduzione dai dialetti, con tutte le incongruenze lessicali, grammaticali e sintattiche? Anche quando quello risultante fosse un italiano passabile, cosa accade quando quella lingua deve essere scritta? Allora si può assistere a relazioni mal scritte in un italiano poco comprensibile se non si tiene conto da quale dialetto è stata fatta la traduzione.

17) - Dizione e recitazione naturalistica (cioè, ognuno recita come parla abitualmente) è quella che è invalsa dal dopoguerra, sull'onda neorealista, nel cinema e nel teatro italiano. Poiché il numero maggiore di attori e teatranti è di origine romanesca, la lingua, la dizione e la recitazione seguono forzatamente un cliché dialettale romanesco.

18) - Si dice che la popolazione italiana sia invecchiata e che, di conseguenza, gli anziani ne costituiscano il 60%. Orbene, se ciò fosse vero, vorrebbe dire, fra l'altro, che ad una certa età la vista si indebolisce. Perché allora amministrazioni pubbliche e private, banche, inserzionisti pubblicitari e molti altri scrivono con caratteri minuti che gli anziani leggono molto difficilmente? Forse, per creare loro dei problemi? E' proprio impossibile fare qualcosa in proposito? Basterebbe un po' di buona volontà e scrivere con caratteri più grandi e più leggibili. Non sarebbe più giusto e democratico?

19) - Perché nei film italiani gli attori recitano sottovoce, quasi sussurrando? E' una nuova moda derivante da una nuovissima scuola di recitazione? Hanno forse paura di denunziare la loro inesistente dizione e recitazione?

20) - Spesso molte attricette o attorucoli, dopo un lungo periodo in televisione, scompaiono per riapparire dopo un lungo lasso di tempo. Alla domanda dell'intervistatore: "Cosa hai fatto da quando non sei più stato in TV?" La risposta è inequivocabilmente: "Faccio teatro e mi diverto tanto." Non è vero! Apprendere a recitare è un'arte lunga e difficile e non la si può certamente apprendere in televisione e né divertendosi. Mentono spudoratamente. Tutto sommato, una certa invidia, a sentire tali dichiarazioni, è inevitabile che si provi. "Beati loro," dicono i semplici e gli ingenui, "che si divertono a fare quello che fanno, se è vero che lo fanno!"

21) - I romanzi moderni italiani sono ormai ridotti al solo dialogo, ad una specie di sceneggiatura senza le indicazioni d'ambiente o espressivi, o, se si vuole, senza le didascalie.

22) - In Italia, tanto per parlare di effettività della pena, se quest'ultima non supera, nella sua entità, la misura di due anni, al condannato, se incensurato, può essere concessa la sospensione. I politici conoscono la norma, ma non l'aboliranno mai perché i primi ad andare in galera sarebbero loro, dato che nel caso in cui fossero condannati anche ad una pena superiore, a forza di appelli e ricorsi in Cassazione, quella emanata in primo stadio verrebbe sempre ridotta a meno di due anni e quindi non andrebbero mai in prigione.

23) - La Chiesa è tradizionalista, quindi è conformista, quindi è, per forza di cose, reazionaria.

24) - Quanti saranno in Italia coloro che sono arricchiti fraudolentemente in brevissimo tempo e che ora godono tutti gli onori pubblici?

25) - I vari attori, i presentatori, le attricette pagano sul serio le tasse o, piuttosto, non cercano di evaderle più o meno incoscientemente e disonestamente?

26) - Spesso, nell'apprendere delle disonestà dei politici e della loro non punibilità, è inevitabile sentirsi presi da un senso immenso d'impotenza e allora ci si chiede come mai ciò, in un paese cosiddetto democratico, sia possibile, come in questo paese ci siano due metri di giustizia una per i poveri e l'altra per i potenti.

27) - La vanità del maschio siciliano è incommensurabile, infinita e impossibile. Essa non riguarda l'aspetto esteriore della persone, anche se questo può delinearsi in forma nascosta, ma va, per esempio, dal nominarsi unico capo della famiglia, a dettare legge di rispetto ai figli che non hanno voce nella conduzione della famiglia e a credersi gli  unici maschi d'Europa capaci di comprendere le donne i cui segreti non sfuggono ad un tale uomo. Da qui il vanto di molte avventure amorose se non nella fantasia di tali personaggi e le susseguenti spiegazioni fantastiche e per niente serie sul funzionamento degli organi femminili che hanno bisogno del maschio siciliano, l'unico che secondo lui ne capisca qualcosa, per essere titillati.

28) - I cantanti di musica leggera, transeat, se all'inizio della loro carriera non hanno tanti soldi o se addirittura non ne hanno, ma quando il successo ha loro arriso e di soldi iniziano ad averne più che a sufficienza, perché continuano a vestirsi come pezzenti, con la barba lunga e i capelli incolti come sterpaglie al vento? Il loro è forse un atteggiamento da rebellious without a cause con le tasche piene di soldi?

29) - Per chi ama il cinema, la TV di certo non l'accontenta. Data la massiccia produzione cinematografica, possibile che non si riescano a reperire film decenti, istruttivi e divertenti, che non siano sempre le stesse spystory, o fatti di cronaca portati al cinema senza nessun tentativo di interpretazione del fenomeno?

30) - Sorseggiare dalla bottiglia è, forse, bere young american style o, piuttosto, non è un bere senza preoccuparsi delle più elementari norme igieniche?

31) - Essere sempre e comunque sinceri significa essere dei completi imbecilli, incapaci di capire che la verità deve essere detta a seconda delle occasioni e delle opportunità.

32) - Da sessant'anni a questa parte, all'amministrazione della giustizia sono sempre stati negati tutti i soccorsi materiali possibili, cioè mezzi e personale. Questo stato è dovuto all'interesse dei politici a che la giustizia non funzioni per nessuno e, prima d'ogni cosa, per tutti loro.

33) - La mente umana niente può pensare o immaginare che già non abbia visto o sperimentato. Se la cosa non è stata mai vista, sentita, toccata, annusata e assaggiata non esiste, perché l'esperienza si acquisisce anzitutto tramite i nostri cinque sensi e non per virtù di spiriti più o meno santi.

34) - Ci sono programmi dove si ride sulle disgrazie altrui. Sono programmi educativi? Certamente no! Se uno inciampa e cade, più che ridere di lui, bisognerebbe prestargli soccorso. Non vi pare?

35) - Chi è l'ammiratore dei personaggi della TV? Ammirare una persona che non si è mai conosciuta, che davanti alla telecamera ha tutto l'interesse a prestarsi al meglio, nascondendo accuratamente i difetti della sua personalità, significa essere privi di capacità critica, di non riuscire a capire che assistere a una trasmissione televisiva è come assistere al racconto di una bella favola con il lieto fine, insito già alla partenza, e che il divertimento che si sono proposti  gli ideatori resta solo nella loro testa. Nel credere un presentatore persona di somme ed eccelse virtù, in fondo nasconde una certa invidia che mai verrà alla luce, nascosta, com'è, dal senso di vergogna, nel più intimo recesso della coscienza.

36) - Non si può non restare interdetti di fronte alle voci efebiche dei nostri cantanti di musica leggera. Per uno che porta nella sua mente l'esempio del canto lirico, quelle vocette sono fatte di niente, non esistono e alla fine sono puramente disprezzabili.

37) - La gioventù, specie quella dei nostri tempi, sente accoratamente il bisogno di stordirsi, forse nel tentativo di dimenticare, in ultima analisi, il vuoto che traligna in se stessa. Allo scopo, dispongono della musica rock fracassona e rompitimpani che può portare, con l'altezza dei suoi decibel, al puro stordimento fisico. E' un modo come un altro di drogarsi.

38) - Supponiamo che i cantanti di musica leggera in Italia siano un milione, dai più celebri ai più misconosciuti, ebbene, credete che siano tutti (quel milione) delle menti eccelse, che tutti siano geni della musica leggera, ammesso che in tale musica posa sussistere un genio? E' solo questione di proporzione. Per ognuno di questi cantanti che riesce a sfondare, ne esistono almeno diecimila che ristagnano nelle balere di provincia, che si arrangiano senza mai raggiungere il successo e che muoiono in condizioni di povertà, spesso perché sono dei mediocri; sempre, a meno che la musica leggera non sia altro che un puro passatempo che si può esplicare sbrigando altre faccende.

39)  - I talk-show. Ce ne sono numerosi e tutti sembrano eguagliarsi sia nella loro faziosità sia nella loro insignificanza. Ci si illude che da tali spettacoli possa sgorgare una pur minima verità, ma non è così. Alla fine del programma  si resta interdetti, in quanto se uno dei partecipanti ha fatto un'affermazione, un altro, della parte opposta, ne ha pronunciato una eguale e contraria, così tutto si amalgama nel non dire niente.

40) - Le povere e stanche massaie che, la domenica pomeriggio, pensano di mettersi davanti al televisore, per esempio sull'emittente di RAI 2, ed assistere a un film, non importa se sentimentale, purché sia divertente ed anche commovente (com'è nella psiche delle donne), può levarsi il pensiero dalla testa, ché quella per quattro ore trasmette sport nelle forme più disparate, intervallato da sketch paracomici che non fanno ridere nessuno. Passate queste quattro ore, va in onda un altro programma di sport, per cui dalle due del pomeriggio fino alle sette (diciannove) RAI2 non ha fatto altro che trasmettere sport, con buona pace della povera massaia che magari quel film l'avrebbe liberata dall'ansia, tanto per riprendersi dalla angustie del giorno. Niente da fare.  RAI 2 insiste e persiste nel mandare in onda spettacoli sportivi. In questo caso si può parlare di televisione di servizio?

41) - Cosa faceva Gabriele La Porta quando andava in onda nelle ore più disparate, saltellando da RAI 2 a RAI 3? Non si è mai capito, ascoltandolo, se professasse una religione esoterica o qualcos'altro. Vorremmo proprio saperlo, che ce lo spieghi! Avremmo voluto capire almeno un ette di quello che diceva. Avesse tenuto un corso accelerato, magari in due o tre puntate, del suo credo, chissà che non ci avesse affascinato. (Riscritta, perché il prefato sembra scomparso dalla TV di Stato)

42) - In certi periodi dell'anno, non è raro vedere preti, osannanti e benedicenti, passeggiare tranquillamente per le televisioni, senza che nessuno se ne chieda il perché e cosa ci facciano. Abbiamo proprio bisogno di simili comparse? Abbiamo proprio bisogno di quel meccanismo di trasferimento sulle spalle di un'entità, che non esiste se non nella fantasia di coloro che ci credono, dei nostri mali, delle nostre sfortune e delle nostre disgrazie?

43) - La cattiva abitudine di gran parte dei meridionali, in generale e dei romani, in particolare, di chiamare la propria moglie "la mia signora" è alquanto ridicola da un lato e irritante dall'altro. Agisce, in quest'abitudine, la voglia di rendere l'eloquio, con cui si presenta la moglie, più nobile, più altisonante se non più barocco o più elegante (almeno nelle intenzioni) ed è ciò che è irritante; invece è ridicola, in quanto dire della propria moglie che è la propria signora, potrebbe significare che quella sia la sua padrona, come se dicesse: "Vi presento la mia padrona, la mia datrice di lavoro". Tutto ciò non dovrebbe andare d'accordo con la mentalità fallocratica, maschilista ed accentratrice dell'uomo italiano? Chiaro?

44) - Gira, per le radio libere, quelle politicizzate, la voce che siano stati gli Americani stessi (i servizi segreti) a minare le torri gemelle e ad abbatterle. Sarebbe, questa, un'informazione esatta e impersonale?

45) - Spesso si abbandona la religione cattolica per un'altra che può essere un credo orientale, non facendo caso al fatto che tali religioni presuppongono l'abbandono totale d'ogni comodità, compresa quella di lavarsi e di vivere solo d'elemosina, basta vedere i fachiri come vivono, per rendersene conto. I nostri convertiti lo sanno, non per difendere la religione cattolica che di peccati ed errori ne può contare a milioni, ma, in definitiva, perché liberarsi delle panie di una religione per poi, inopinatamente, ricadere in quelle d'un'altra?

46) - Le radio libere o privare, già dai primi tempi delle loro comparsa, sono diventate il refugium peccatorum di tutti coloro che, come detto al paragrafo n.45), hanno mutato religione. In questo caso, ciò che da tutto questo paramovimento si enuclea, è la competa emarginazione di tali persone che vociando per le radio credono più che di convertire gli altri, di esporre un diritto alla persistenza nell'errore utile a nessuno.

47) - Ormai, ed è facile desumerlo, ognuno parla con frasi fatte e la discussione consiste solo nello scambiarsele vicendevolmente senza che alla fine si sia potuto apprendere niente di nuovo.

48) - Lo stacco pubblicitario, specie quello che viene intervallato nel corso di un film dura all'incirca sei minuti. Quante cose si possono fare in quei sei minuti! Ci si può alzare dalla sedia o dalla poltrona, andare in cucina e farsi un caffè, mettere sul fuoco la pentola, appendere un quadro etc. e poi alla scadenza dei sei minuti, tornare al programma televisivo. Dopo un po' di tempo, ci si fa l'abitudine e tutto, allora, funzionerà meccanicamente e ci saremo liberati della pubblicità.

49) - C'è sempre qualcuno, durante i discorsi dei politici, che comunque batte le mani, anche se ciò che è stato detto è un cumulo di menzogne, di riserve mentali, di falsificazione della realtà. Gli imbecilli sono come la gramigna, più la estirpi più si riproduce.

50) - Nessuno, che se ne sappia, ha finora scritto un trattato sulla psicologia dei politici, perché alcuni uomini credano di doverlo essere per forza.  Non ci si dica che lo facciano per passione o per un senso di missione verso il popolo che governeranno, una volta che sono stati eletti, nessuno ci crederebbe. E' una buona occasione per, finalmente, riuscire a capire chi sono e cosa sono gli uomini che ci governano e perché lo facciano. Se ne sentirebbero delle belle. Non vi pare?

51) - Spesso, se non quasi sempre, dell'amore abbiamo un'idea esageratamente sentimentalistica (si dice così per distinguere questa parola dall'aggettivo "sentimentale" che, invece, ha a che fare con i veri sentimenti). Per esempio, per una donna sposarsi, più che l'unione di due anime (tanto per restare nel linguaggio sentimentalistico), è una grande e dispendiosa festa, anche quando non si hanno i soldi per pagarsela, frutto, quel dispendio di denaro, della sentimentalità retriva, irreale e obnubilante delle donne. Il matrimonio potrebbe riuscire malvagio, ma quel giorno dispendioso, nelle menti femminili, risplenderà sempre fulgidamente. Contente loro!

52) - Si assiste, nelle televisioni, a programmi ove affluiscono giovani, se non giovanissimi, cui deve essere insegnata la danza, il canto, la recitazione e non la dizione. Sono tutti ragazzi transfughi delle scuole di danza più o meno celebri, più o meno capaci, o da lezioni di canto, presto snobbate, perché l'allievo, nella sua ignorante onnipotenza, di solito crede di saperne più del maestro. Orbene, queste scuole pretendono di insegnare a simile fauna, nello spazio di due o tre mesi, l'arte della danza, della recitazione e del canto. Alla fine di tali corsi cosa sono diventati tali allievi, qual è il risultato raggiunto? Nessuno, sono allo stesso livello di prima, del momento in cui entrarono in tali scuole. Certo ognuno può illudersi come vuole e su ciò non c'è niente da dire: chi si contenta gode. A loro paragone, è indubbio, come non mai, che Roberto Bolle sia il non plus ultra dell'arte della danza classica, come in effetti è! Perché gli organizzatori di simili turpitudini non portano a teatro i ragazzi ad assistere  almeno ad uno dei grandi balletti eseguiti da Bolle? Credete che non imparerebbero qualcosa di più e di migliore?

53) - La pervicacia con cui i cattolici cercano di inculcare agli altri i loro principi, anche quando questi ultimi non siano cattolici e non ne vogliano sapere, è abissale. "Prima ti converti e poi t'aiuto," dice il missionario a colui che vuole convertire. Il prefato missionario potrebbe anche dire: "Prima t'aiuto e poi ti converti," ma la sostanza del ricatto non cambierebbe. In teoria lascerebbe il missionarizzando libero, ma solo in apparenza, perché, se il bisogno lo stringe, quello è costretto ad accettare il ricatto. La fede, ammesso che ci sia un motivo lecito alla sua esistenza, dovrebbe essere un fatto intimo da non propalare o propagare e non dovrebbe essere esportata specie presso colui che non ne vuole sapere.

54) - Perché stazionano i corpi di guardia davanti ai portoni dei palazzi del potere? Di che cosa hanno paura gli inquilini di tali palazzi, di essere sbeffeggiati, oltraggiati, offesi  o presi a schiaffi? Che bello poterlo fare!

55) - Il gioco del Monopoli non ha niente a che fare con la città di Monopoli in Puglia. La parola Monopoli è il plurale di Monopolio, perché di un gioco  fra capitalisti esso tratta, difatti si comprano azioni, si vendono case, si cedono negozi etc.

56) - Chissà come sarà il sesso fra cattolici praticanti, pii e fanatici! Lo faranno come gli altri, magari con la cravatta al collo ma nudi o vestiti con il cappotto, il cappello e la sciarpa? Si tratterà solo di una toccata e fuga oppure l'operazione è completa di preliminari per poi andare al sodo?

57) - Basta con la trasmissioni di cucina! Ogni canale ne ha almeno due nello stesso giorno, sotto forma diversa. Basta, non se ne può più, per di più che non riesci neanche ad annotarti la ricetta dei piatti presentati, perché i cuochi ne sono gelosi. Basta ossessionarci, più di quanto lo si è, di piatti da cucinare o cucinati o da mangiare. Liberatecene insieme ai presentatori molesti.

58) - La gente porta doni ai presentatori televisivi come se li portasse alla statua del santo. Il presentatore assume l'immagine del santo cui si affida ogni suo dolore o dispiacere con la speranza inconscia che possa fare  la grazia.

59) - Più aumenta la popolazione, più ne aumentano i controlli, che si fanno sempre più numerosi, severi e capillari.

60) - Spesso si assiste a interviste ad attori di cinema o di teatro o a giornalisti più o meno noti o a personaggi insulsi lanciati dalle cronache e in tutte si prova, nell'ascoltarli, una noia inenarrabile e insopportabile. Gli intervistati appaiono sempre stupidamente felici, senza che se ne capisca il perché, e, soprattutto, si divertono sempre a fare il lavoro a cui si sono dedicati. Quest'ultima considerazione è stata già fatta in un altra parte di questo sito. Quello che rende idrofobi è apprendere della vita che conducono. Beati tutti loro, dire che sono fortunati è ben poca cosa e pensare che qualcuno, di certo, li ha aiutati - non facendo differenza alcuna se si tratta di uomini o di donne -  almeno nei primi anni è ben altra cosa. Da tutti si evince, però, che conducono una vita squallida, senza  sorprese intellettive o intellettuali. E' gente che vive la propria vita alla giornata, senza mai porsi perché o per come: tanto a loro va tutto bene e chi se ne frega degli altri?

61) - Non tutti i politici sono fraudolenti, farabutti o, peggio ancora, degli incapaci! Mettiamo, però, che i disonesti siano l'80%, ebbene, il restante 20%, che si supporrebbe onesto e capace, resta succube, per forza di cose - data l'influenza dell'ambiente, degli usi e costumi che regnano nella sacre sale del potere -  della preponderanza e della pressione che i più esercitano su di loro, con la conseguenza che quel restante 20% diventa canaglia così come il preponderante 80%. Chiaro?

62) - L'educazione religiosa viene impartita in massima parte quando si è bambini, cioè,  quando non si è, nel modo più assoluto, in possesso di capacità critica o di bastante volontà a distaccarsene o a disinteressarsene. Un tale insegnamento, poi, lo si porterà con sé per tutta la vita, durante la quale mai ci si chiederà del perché si sia stati educati alla religione, se questa sia proprio necessaria e, soprattutto, utile. Da questo, si assiste a manifestazioni di puro feticismo per le reliquie dei cosiddetti santi o per qualsiasi altro oggetto appartenuto a quest'ultimi, senza che da ciò, se non con un sovrumano sforzo di volontà, facendo appello alla logica della ragione, ci si possa distaccare.

63) - Se un'oggettivamente brutta canzone, un brutto film o una brutta commedia hanno successo, questo vuol dire che i più, che ne statuiscono la riuscita, siano di bocca buona e non sanno distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è.

64) - Vagano, con aria insulsamente compiaciuta, per le televisioni donne che non hanno alcuna occupazione, se non quella di badare solo a se stesse. Sono fondamentalmente ricche e annoiate mogli di industriali o ereditiere di vaste fortune, per cui l'invito a comparire in televisione - comunque dovuto a pressanti e minacciose raccomandazioni o a conoscenze reiterate dei mariti, degli amici o degli amanti -  costituisce un momento di auto esposizione della loro nullità con l'esprimere, su qualsiasi cosa vengono interrogate, si tratti della più stupida o della più complicata, da giornaliste alquanto insipide, pareri assolutamente banali e insulsi. Tali donne, le tasse, le pagano?

65) - Si assiste spesso e non volentieri a spettacoli in cui canzonette e lirica vengono cantate nella stessa occasione. Orbene, non è la canzonetta che viene, in tal modo, nobilitata, ma è la lirica che viene banalizzata, con buona pace di tutti e dei benpensanti in modo particolare.

66) - Sarebbe buona norma, anzi sarebbe una norma prudenziale, chiedersi, non solo al momento delle elezioni, ma anche in ogni momento della nostra vita e in ogni occasione che a questa riflessione si presti, chi siano realmente le persone che ci comandano, essendo state poste, mediante il voto, maldestramente da noi poveri (spesso illusi dalla promesse fatte in campagna elettorale), al di sopra di noi e, quindi, cercare di sapere, nella più importante ipotesi, chi siano veramente coloro che, con più o meno competenza, con più o meno conoscenza teorica e pratica dei problemi che devono, per forza di cose, affrontare, con più o meno capacità critica ed intelligenza, ci governano; proprio, nel caso dei politici, la domanda dovrebbe essere obbligatoria e la risposta dovrebbe essere ricercata indefessamente con diligenza e tenacia. Quanti davvero conoscono il candidato per il quale intendono votare perché loro raccomandato, in una strategia fatta di illusorie promesse che non verranno mai mantenute per i motivi più disparati? Cosa si sa veramente di lui, della sua vita, dei suoi studi, dei sui hobby, delle sue preferenze in campo della lettura o degli interessi intellettuali (ammesso che sia in possesso di queste sane abitudini), cosa mangia, se beve a garganella fiaschi di vino ubriacandosi come il più miserabile degli uomini, se è grande frequentatore di bar e pizzerie e ristoranti ove imbastisce le sue trame affaristiche e i suoi accordi politici nella spartizione del potere politico-amministrativo, se va a puttane regolarmente, tanto per scaricarsi, o se, d'estate, abbandona la moglie e i figli per fuggirsene con l'amante segreta alle isole Caiman, dove usa depositare, nascostamente per fuggire alle brame del fisco, i suoi soldi, ammucchiati spesso in modo perlomeno dubbioso, se non fraudolentemente.  Normalmente sono tutti sposati, perché nelle loro ipocrite riduzioni della realtà, vogliono e, spesso, per la crassa incapacità di chi li giudica, appaiono (si fa per dire, perché la realtà è molto peggiore) come irreprensibili padri di famiglia, fedeli cristiani,  cioè seguaci di una religione che si dice sia fondata sull'amore, per poi, incongruentemente e contraddittoriamente, inveire, con palese odio e alle volte con un rancore inspiegabile (non si sa verso chi e perché), contro i terroni, gli ebrei, i musulmani e... quasi li dimenticavo... gli omosessuali, per i quali, da più di uno di loro e più volte, è stata preconizzata (mostrando così tutta la civiltà di cui è in possesso - non sono cristiani, non dovrebbero amare il prossimo come se stessi? - e dimostrando, al contrario, quanto la democrazia per loro sia un fatto personale da usare solo per i propri fini rapaci o non per quello teso al bene comune degli altri) l'uso della camera a gas di hitleriana memoria per sterminarli. Sono di solito persone prive di una cultura  generale di base (nessuno ha mai fatto un reale censimento dei titoli di studio posseduto dalla maggioranza dei deputati o dei senatori,  che possono fregiarsi, al massimo e nei casi più limitati, di una licenza di scuola media superiore male acquisita, dopo una frequentazione scolastica ridotta al minimo e compromessa da uno studio effettuato con pigrizia e svogliatezza e, spesse volte, rifiutando accanitamente, perché ne sono annoiati mortalmente, di apprendere le più semplici nozioni, quelle basilari del sapere umano. La cultura, per la quale la scuola (per ovvi motivi di tempo) può solo indicare il metodo con cui farsela, mediante la conoscenza, anche se sommaria e teorica,  della letteratura, dell'arte e, soprattutto, dei principi generali della scienza (il cui uso della razionalità potrebbe insegnare loro ad articolare meglio le indagini per la formulazione delle loro idee), ebbene?, la cultura per essi è solo un di più, qualcosa di cui ci si può non preoccupare.  Caso strano, da cattolici, come affermano di essere - ma solo a parole -  avvalorano il principio (discendente dalle teorie marxiste o comunque di sinistra), popolarmente riassunto, tanto per capirsi, nella frase: "Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei!"   Quello che, invece, veramente conta e di cui ci si deve costantemente preoccupare è il fare affari come e dove non importa o se a danno di molti per il profitto di pochi. Si concede qualcosa al popolo solo se questa è suscettibile di produrre reddito personale (che non sempre è in denaro, potendo, quello, raffigurarsi in beni o in assunzioni di cariche che portano guadagno in denaro) dei proponenti  e degli approvanti la legge che la regola. Quindi, prima di votare, di dare loro la vostra preferenza in occasione  delle elezioni, informatevi, esperite delle indagini sulla loro vita, sul loro passato più o meno truffaldino, sul loro lavoro, sulla loro onestà e probità (parole a loro sconosciute), metteteli alle strette col fare loro delle domande dirette, umiliateli, svergognateli e indicateli al pubblico ludibrio se si comportano disonestamente o, caso nient'affatto raro, se sono dei furfanti matricolati o, al contrario, degli stupidi inveterati, pieni di idee distorte, perché mal acquisite, e di pregiudizi, se, infine, sono i capi di una banda dedita al saccheggio delle cose e del denaro pubblico.

67) - Caduta la DC, prima, e il PSI, dopo, si è avuto un vuoto di potere, anche se di breve tempo, di cui non tutti si sono accorti. E' stata la situazione in cui si era trovata Roma, da cui i Tedeschi erano fuggiti e in cui gli Americani dovevano ancora arrivare, dichiarata, così, città aperta. Ebbene, quando si avverano simili assenze di potere, può accadere, e, in effetti, accade ogni cosa. A parte l'aumento dei furti o dei reati contro il patrimonio in genere, la città viene invasa, quasi presa d'assalto, da ogni specie e categoria di persone, da vere e proprie bande più o meno organizzate che cercano di approfittare della mancanza di quel potere che dovrebbe impedire loro di fare ciò che fanno. Per esempio, i primi ad essere saccheggiati son gli uffici pubblici abbandonati, per causa della guerra, dagli impiegati o, in genere,  da coloro che vi lavoravano. Ai saccheggi seguono le vendette personali, finalmente possibili in quella situazione di vuoto di potere. In definitiva, mai, come nella caduta di una civiltà o nella sconfitta di una nazione, possono distruggersi, ma, spesso, crearsi delle fortune. Coloro che sono anziani, che hanno una certa età, che hanno visto la fine della guerra, possono benissimo testimoniare della tante fortune create con il "mercato nero". Quanti dei nostri cosiddetti industriali non devono, in origine, la loro ascesa alla ricchezza e al potere, se non alla pratica di quel mercato?

Orbene, scomparse dalla ribalta politica la DC e il PSI, in Italia si è creata una quasi identica situazione. I vecchi politici di quei partiti o erano andati in  pensione o erano morti o erano restati a spasso, questi ultimi per una volta impotenti e preoccupati del loro avvenire politico-economico o, se vogliamo, affaristico e di potere, dato che non avevano mai esercitato un qualsiasi mestiere, si fosse trattato del più balordo o del più semplice (in genere la gente che vive di mestieri semplici non si candida, chi supporterebbe le loro campagne elettorali?). In questo lasso di tempo un politico minacciato dai processi e dalle accuse penali, su consiglio dei suoi... consiglieri, pensò bene di costruirsi (unico verbo che si addice alla sua avventura) un partito, proprio come si innalza un capannone o un palazzo o una misera baracchetta. Tutti i dispersi di quei due partiti vi confluirono in fretta e furia, quando mai avrebbero avuto un'altra simile occasione? Naturalmente la legge del "do ut des", validissima e forse unica legge vigente fra i politici, ebbene?, quella legge esigeva che i profughi della politica, gli orfani dei due partiti, dovessero un'ampia e sconfinata gratitudine a chi li aveva tratti dall'indigenza economica-politica. Ecco spiegata la quasi sempre unanimità nelle votazioni della Camera e del Senato, ecco come si possono spiegare le leggi "ad personam"!

Dicono i benpensanti, cioè coloro che sono completamente sprovvisti di capacità critica - come lo sono di solito i bambini fino a dodici anni -, per mancanza di cultura generale e specifica, per mancata e impossibile, per la persona semplice e sprovveduta, frequentazione di ambienti particolari, dove il potere si mostra, spesso nella sua veste più vera, retriva e feroce in una guerra all'impossessamento di privilegi, prebende e cariche lucrose allo stesso tempo... ebbene?, i benpensanti e, forse, anche gli amici del giaguaro, affermano, affettando un sorriso di compatimento verso colui o coloro che le domande le fanno, senza che per ciò ottengano delle risposte, che quelle persone politiche sono state elette dal popolo e che, quindi, è giusto che restino là dove sono state messe. Sarà, allora, colpa della democrazia o dei sistemi democratici se non ci si può liberare immediatamente dei politici disonesti, appena le accuse o le prove delle malefatte siano siano state propalate e provate; è colpa dei climi democratici se non si possono mandare in galera i farabutti, i ladri, i disonesti o gli ignoranti (anche questa è causa di corruzione come l'avidità)? In questi ultimi tempi si è capito chiaramente e senza ombra di dubbio, che chi ha soldi e potere può benissimo sfuggire ai processi, mentre chi è povero o non ha i mezzi di cui dispone il ricco, deve arrangiarsi alla meno peggio, potendo anche rovinarsi economicamente spendendo i pochi risparmi che possiede, se per caso è incappato, per sua disgrazia, in una causa civile o in un processo penale. Allora, è proprio impossibile liberarsi o liberare la nazione dei personaggi corrotti, il cui comportamento disdicevole getta discredito sulla nazione (pochi sanno, poiché la censura di Stato è molto attiva, ciò che di noi si dice all'estero; chi scrive, in un suo recente viaggio in Germania, ha dovuto vergognarsi di essere italiano, di fronte ad articoli di derisione - per dirla bene, dicono di noi, dei nostri politici, che siamo delle marionette - pubblicati sui giornali tedeschi, in cui il comportamento della nostra classe politica e l'insipienza della gente che li ha eletti, venivano messi in ridicolo e accusati di corruzione.  Quanto ancora durerà questa situazione Gli italiani tutti ne sono coscienti e fin quando la sopporteranno? Saperlo è una vera scommessa, chi la vincerà?

 

68) - Ogni politico, una volta eletto e preso possesso dello scranno che gli viene assegnato nell'ambito del consesso politico, porta con sé, senza potersene distaccare, neanche se volesse o usasse mezzi inusitati o uno sforzo sovrumano, una sua piccola corte, costituita, in primo luogo, da coloro che lo hanno finanziato, che gli hanno pagato la campagna elettorale, con tutti gli ammennicoli che questa comporta, come regalie, premi, propaganda, depliant, distribuzione di volantini, etc, e, non meno importante, perché è proprio questo a costituire il mezzo per meglio convincere o abbindolare la gente semplice a concedergli il voto, è l'attività di coloro che hanno l'incarico di scrivergli i discorsi che pronuncerà ai comizi, discorsi generalmente elaborati da galoppini compiacenti che sperano, in caso di vittoria, di ottenere almeno una  fetta della torta,vinta e non pagata, perché mai acquistata (se non si vuole affermare che quella è stata ben pagata dai finanziatori dell'onorevole candidato).

Orbene, chiusasi la campagna elettorale e svoltesi le elezioni, il nostro bel campione, che ha conquistato il suo scranno al Parlamento nazionale o a quello regionale o nell'amministrazione comunale, deve fare i conti con coloro che fin ad allora lo hanno sostenuto, deve mantenere, non tanto le promesse fatte agli elettori, agli Italiani e che possono essere impunemente, senza tema di essere puniti, non adempiute, quanto gli accordi presi (qualcuno usa farli con un vero e proprio contratto firmato e sottoscritto da tutte le parti contraenti, davanti a un notaio, affinché la cosa, che sarebbe più esatto definire "intrallazzo", acquisti, nella loro perversa mentalità criminale, un aspetto di liceità) in molteplici riunioni, tenutisi, per lo più, in ristoranti di lusso o in trattorie di paese (questa dei pranzi o delle cene è una delle tante grandi spese pagate dai, più o meno segreti, finanziatori), famose... non so, o per i piatti di pesce o per quelli di altre specialità culinarie (in un caso e nell'altro, sono inviti per impressionare, con l'ostentazione della ricchezza, ancora da procacciarsi, in quanto il nostro candidato è solo agli inizi della sua attività o, per meglio dire, della sua carriera politica-amministrativa, le anime semplici di cui il candidato ha comunque bisogno e che ingenuamente e in buona fede parteggiano per lui.

Pensate, alla prima riunione di giunta, parlando, per esempio, di amministrazione comunale, apparentemente la più semplice, ogni assessore è anzitutto portatore degli interessi dei suoi finanziatori. Costoro non esigono la restituzione del denaro impiegato, poiché non è ciò che a loro interessa. Si è trattato, invece, del puro impiego, né più e né meno, di un capitale da investire, come si fa andando in borsa e comprando delle azioni o delle obbligazioni. Quei finanziamenti alla politica, in fondo, sono anch'essi delle operazioni finanziarie tese, esempio più comune e più reiterato, all'acquisto e successiva vendita, di cariche pubbliche ben remunerate, della concessione di appalti, o, cosa più comune, del cambio di destinazione di un terreno, cosa che, una volta nominato alla carica per cui ha tramato, rientra negli primissimi obblighi dell'assessore o del sindaco, appena eletti. Le manovre da espletare, i patti da stringere, oltre che con altri portatori di altri interessi o con chi abbia interesse allo stesso affare, rientra nelle prime manovre da espletare, non tanto per riconoscenza verso i finanziatori, quanto per dimostrare fede ai patti, dimostrando così la gratitudine che l'eletto ha verso i suoi finanziatori (forse è l'unico esempio, preso per assurdo, di trattativa onesta fra un pubblico amministratore e un privato). Una volta l'oggetto dell'affare era costituto dai terreni incolti, strappati al contadino, alle volte ignaro e che viene liquidato con una misera somma, in special modo, quando a condurre le trattative siano delle persone svincolate da ogni morale e da ogni ritegno. Oggi si tende più alla compravendita degli appalti che un'amministrazione pubblica assegna, si fa per dire, alle ditte che hanno, almeno in apparenza, vinto una gara. Spesso e più comunemente, quelle dei terreni, erano e sono operazioni di pura speculazione, alle quali si deve il degrado urbanistico delle città e dei paesi. Lo speculatore, in possesso di un capitale sufficiente a permettere tali operazioni, da solo o in combutta con una cricca di persone, investe su terreni che, l'eletto provvederà, come si è detto, al loro mutamento d'uso, trasformandoli da agricoli a terreni edificabili e, quindi, decuplicando il loro prezzo di vendita.

Ora, applicate questo esempio al campo nazionale, a quello di un Parlamento, al potere che ogni componente di questo possiede, specie se faccia parte del governo, e allora capirete subito, dove possa regnare la corruzione, dove siano i corrotti e dove i corruttori ( i primi non esistono senza i secondi). Votate, gente, e continuate a farlo senza una pur minima conoscenza di colui a cui concedete il vostro voto! Poi, però, non dovete lamentarvi se le promesse fattevi, non vengono mantenute, con vostra consequenziale disillusione e lamentosa maledizione della politica puttana e dei politici corrotti.

69) - Perché vedere il torso nudo di un uomo non è scandaloso, mentre lo è vedere una madre che allatta il suo bambino, o, perché no?, vedere il seno nudo di una donna o il culo di un uomo? Chi scrive una volta apprese, da un orrendo servizio televisivo, una lagnanza su una pretesa offesa al pudore, lamentata da un ipocrita bacchettone nell'assistere all'allattamento, in pubblico, al seno di un bambino. La nostra RAI, era stata lei a trasmetterlo, è sempre stata pudibonda, paventando, in caso di contrariata pregiudizievole morale cristiana, la protesta dei cattolici, che come si sa, in Italia, anche se lo Stato pontifico, quello di una volta, non esiste più, tuttavia esercita un influenza decisiva sulle classi politiche, ivi comprese quelle di sinistra che, da atee - l'ateismo, detto per inciso, non è un male diabolico, ma solo un rendersi conto delle cose del mondo in modo razionale, rifiutando di  seguire la base irrazionale su cui si fondono le religioni - come dichiarano di essere, si presupporrebbe che non dovrebbero fare anch'essi atti di assoggettamento alla religione.  La madre in questione aveva scoperto un seno e lo aveva porto al bambino che recava in braccio. Senza dubbio è la scena più tenera (volendo restare ai criteri moralistico - sentimentali dei cattolici) del rapporto fisico fra una madre e il figlio, la gente che vi  assiste (tutti i popoli sono sentimentali) dovrebbe commuoversi a un tale spettacolo. Invece, ecco la lagnanza inutile, la protesta idiota e ipocrita, che viene presa sul serio specie da chi abbia una pur minima autorità statale o religiosa. In questi casi e in altri consimili, in cui il sesso faccia scalpore per esser stato mostrato, i lagnanti, i protestatari sono persone spesso disturbate, in fondo quasi degli infelici,  oppresse, senza che se ne rendano conto, da una scarsissima cultura e quindi incapaci di capire dove stia realmente il problema, essendo, invece, in preda a raptus sessuali. Perché gli organi genitali sono cose da nascondere o di cui vergognarsi? Se non ci fossero l'umanità non sarebbe esistita, quindi sono utili. Quanti uomini, specie quelli che si dichiarano di essere innamorati delle donne, che, a loro dire, le adorano e che, come indemoniati, sognano, notte e giorno, di fare cose innominabili con esse (spesso sono persone che parlano di sesso continuamente, finendo per apparire come degli ossessionati, se non dei casi clinici degni dello psichiatra), di compiere atti, dichiarati certamente lascivi dalla Chiesa, su quegli organi? Questi, che cosa hanno fatto di male o qual è il male che causano e in che cosa questo consiste e perché? Penso che la risposta non sia difficile da dare. La maggioranza, se non tutte, delle proibizioni morali  derivano dalla religione o, meglio, dai suoi precetti. Ora, ammettiamo che la Chiesa una volta diventata, prima religione di Stato e poi religione comune a tutta l'Europa, in un momento di crisi, nel tentativo di risolvere un problema morale, o una situazione per lei scandalosa o quello che volete, abbia preso una decisione, vietando questo o quell'altro. Ebbene, dopo aver stabilito quel divieto o quella proibizione e, in tal modo, la crisi sia stata risolta, questa scompare, ma resta la norma, la legge, o, come si è detto, nel caso di una religione, la proibizione morale che, sebbene trasformatasi in tradizione, tuttavia col passare del tempo (può trattarsi di un anno come di uno o più secoli), finisce per diventare un mezzo di oppressione, la cui esistenza non è più compresa (comunemente ci si attiene alla proibizione, senza affatto chiedersene il perché), poiché il problema, una volta che è stato risolto, non esiste più e, anzi, non si sa più quale sia stato.

70) - Si può trascorre l'intera propria vita solo nell'ingenuo possesso di una unica fede. Orbene, le religioni vivono, agiscono e prosperano solo nel campo dell'irrazionalità. Per esempio, credere che la Madonna sia restata vergine pur avendo partorito, è una cosa che  cozza contro le più semplici e semplicistiche esperienze di ognuno. A tal fine, per capirlo, non è necessario aver letto mille libri, aver consultato diecimila persone, quelle che sanno, per capirlo. Si può, a questo giusto titolo, affermare che la vita di coloro che professano una religione sia basata solo sull'irrazionalità? Penso che nessuno possa affermare il contrario. Il male delle fedi è che assumono un atteggiamento assolutistico, ponendosi come unica e incontrovertibile e, soprattutto, incontestabile decisione, che fa escludere ogni e qualsiasi altra tesi, visione della vita, atteggiamento morale, interpretazione, etc.. Con questo non si vuole affermare, p.e., che gli intellettuali religiosi leggano solo i libri sacri, dando ad essi l'interpretazione permessa dalla loro ufficialità, dalla tradizione, dai loro capi, dai sapienti accettati come tali e le cui decisioni siano ritenute però indiscutibili. Essi leggono pure altri libri, ma li macinano nella loro morale interpretativa, ritenuta una ed eterna, rifiutandosi così di accettare  e riconoscere una diversità, specie se ciò accade nell'ambito della loro religione. Se passiamo a considerare il comportamento di tutti coloro che non sono gli intellettuali, la stragrande maggioranza di tutti coloro che professano quella tal fede, ebbene la morale, il modo di intendere la vita (spesso riguardante il comportamento nell'al di qua , rispetto alla ricompensa nell'al di là), allora tutto lo scibile religioso cade nelle loro mente acriticamente, ma mentre per i primi si può parlare di mala fede, per i secondi la buona fede è incontestabile.                      

71) - DIALOGO FRA UN CREDENTE (si fa per dire) E UN ATEO (è tutto dire)

Non si pretende qui, con questo dialogo, di predicare una dottrina più o meno atea contro i cosiddetti credenti, ma solo di esporre un diverso punto di vista da cui si può giudicare la religione, ciò che essa é o quanto di pericoloso essa nasconda, sotto un'apparente effigie di bontà e amore del prossimo!

La lettera C indica il credente, mentre la A l'ateo.

 

A - Allora, tu affermi che Dio abbia creato il mondo... sì... lo so!... in sei giorni, perché il settimo si è riposato. Strano, però, questo Dio che si riposa! Non sembra anche a te? Iddio non dovrebbe essere perfetto, cioè non bisognare di niente? Se si riposa, vuol dire che anche lui è soggetto alle umane naturali abitudini, se non ai vizi, e, allora, non è più così... divino, come si afferma. Non ti sembra?

C  - Che c'entra!

A - C'entra, eccome! O è un dio che basta a se stesso, nel senso che non ha bisogno di nessuno, perché è creato creatore o... non lo è, in tal caso, non consola più nessuno. Non ti pare?

C - Tu non tieni conto del concetto di assoluto.

A - Sarebbe?

C - Significa che Dio è eterno, immortale, onniveggente e onnisciente.

A - Cioè, io dovrei accettare, senza che tu me ne fornisca le prove, l'esistenza di un Dio che veda e sappia tutto, che non muore mai e, magari, che non è mai nato?

C -  Non ti sembra abbastanza l'esistenza del mondo?

A - Che il mondo esista è un fatto, che un essere, cosiddetto perfetto, lo abbia creato, è tutto da dimostrare. Non basta affermare, se si vuole convincere bisogna apportare delle prove.

C - Te l'ho detto! L'esistenza del mondo non ti basta come prova?

A - Vediamo! Il tuo, grosso modo, sarebbe un sillogismo! Come se tu dicessi: "Come un architetto ha costruito un palazzo, così Iddio ha costruito il mondo o, se vuoi, l'universo tutto". Ci siamo?

C - Non del tutto! C'è da tenere conto della fede.

A - Ah, la fede! Restiamo per un momento al tuo sillogismo. Non ti pare che l'illazione, cioè la parte conclusiva di esso, sia improbabile?

C - Che cosa vuoi dire?

A - Orbene, la prima parte, cioè l'affermazione che il palazzo sia stato costruito dall'architetto, è facilmente provabile. Io posso averlo visto  all'opera, magari sentito mentre incitava gli operai o correggeva un errore del capomastro e così via! Posso dire tutto ciò perché la persona dell'architetto, l'edificio, le testimonianze personali o tramandate che io posseggo sono reali, cioè tangibili, cioè ricadenti sotto i miei sensi, mentre della seconda parte niente cade sotto di essi, al massimo, posso solo aprire un credito a favore di esso.

C - L'esistenza della fede sorreggerebbe tutto!

A - Orbene, se affermo di avere fiducia in un amico, vuol solo dire che io ne conosco, p.e., il carattere, la capacità di non mentire  di ingannare, la sua onestà e così via. Se, malaugurata ipotesi, dovessi fidarmi di un uomo dalle qualità negative, inaffidabile, sarei un pazzo e finirei per essere giudicato un matto o, nella migliore delle ipotesi, uno che non ragiona!

C - Non puoi ragionare in questo modo.

A - Che io sappia non esiste un altro modo per farlo,  da che mondo è mondo! Gli inventori della logica, Aristotele per l'antico o Frege per il moderno, tanto per indicarne i due estremi temporali, non sono esistiti e non esistono solo nella mia mente, non ti sembra?

C - Ti richiamo sempre all'esistenza della fede. Se la possiedi, credi a tutto, anche alle cosa più incredibili, altrimenti non possiedi la grazia che Dio concede a coloro che credono in lui.

A - Vediamola, questa fede. Essa, quindi, non ammetterebbe nessun ragionamento, se non per conseguenza. Voglio dire che, una volta fissata per volontà e non per prova, l'esistenza di Dio, tutto ciò che segue a questo principio, deve essere con lui coerente, altrimenti, poiché parliamo di religione, s'incorrerebbe nell'eresia. Ho detto bene?

C - Mi sembra!

A - La tua posizione, invece, dovrebbe apparirti, quanto meno, assurda.

C - Perché?

A - Perché sarebbe irrazionale, cioè non dettata dalla giustezza dell'esperienza che io ho del mondo e secondo, dalla logica che è parte della razionalità.

C - Tutto questo, se segui la fede, dovrebbe esserti indifferente.

A - Vuoi forse dire che dovrei comportarmi in modo irrazionale, se volessi accettare un entità la cui esistenza sarebbe improbabile?

C - Esatto! Proprio così!

A - Dovrei, quindi, accettare un'entità la cui esistenza non è dimostrabile, perché impossibile?

C - Esattamente!

A - Ecco come si spiegano le stragi, gli eccidi, i genocidi e le morti al rogo, di milioni persone innocenti, in nome della fede!

C - La Chiesa non ha mai ucciso nessuno!

A - Ipocrita. Prima ha processato i colpevoli e li ha anche torturati per fare confessare loro colpe mai commesse. Poi, affettando la pretesa impossibilità, per la Chiesa, di macchiarsi di sangue umano, ha affidato l'esecuzione delle condanne a morte dei poveretti al potere temporale. Non ti pare un atto di grande e devastante ipocrisia?

C - Quelli erano nemici della fede.

A - Allora li si poteva tranquillamente torturare e mettere al rogo! Che ne è del detto che la religione cristiana sia basata sull'amore? La Chiesa che ha così ammazzato milioni di persone,  e non ne porta nessuna colpa? Sappi, che ne è lo stesso responsabile anche se le pene di morte sono state eseguite da altri che non fossero religiosi. Nel diritto penale della gente, colui che non ha materialmente ucciso, ma ha concorso all'omicidio, è ugualmente responsabile come  l'omicida. Invece, in religione, bisogna distinguere, badare al fine.

C - E' così! Tutto dipende dal fine che, p.e. guidava l'azione dei Santi.

A - Ah, già! Torturarsi, macerarsi le carni, come è riportato nei testi, era un atto di sanità mentale? Come mai, allora, i santi non sono più così numerosi come lo erano in passato? Non sarà, forse, che la scienza, nonostante gli ostacoli frapporti ad essa dalla Chiesa, sia progredita e si sia scoperto, con prove ineccepibili, che quegli atti di santa macerazione delle carni non erano altro che manifestazioni di uno schizofrenico? Il fatto è che allora la maggioranza delle persone, si può dire il 99,99 %, era analfabeta e tu sai cosa significhi non sapere né leggere né scrivere, ne viene intaccata l'intelligenza, perché l'apprendimento e la conoscenza sono affidate alla memoria e questa  è una qualità di quella. Tali persone erano facilmente suggestionabili, perché sprovvisti di risorse intellettuali che avrebbero potuto far loro rifiutare cose non razionali, come accadeva ai pochi che, provvisti di cultura e quindi di raziocinio, insorgevano contro le imposizioni del potere religioso e delle sue tesi, finendo per essere bruciati sui roghi. Eri a conoscenza di tutto questo? La verità è che secondo voi dovrei affidarmi ad un atto irrazionale, mentre tutta la mia vita è sempre stata diretta dal contrario, dalla ragione e, conseguentemente, da tutte le regole che la logica prescrive e dalle ricerca incessante delle prove per l'esistenza o meno di ogni fatto. Non potrei vivere sapendo che sono guidato da un principio irrazionale.

C - E' sempre il fine che conta! E la fede può essere un fine!

A - Ah, sì! Ebbene vediamo, se quella che tu chiami fede, sia giustificata. Seguimi! E' stata la paura ha dare origine alle religioni. "Se un uomo percuote con un bastone una pentola di rame, questa produce un suono, così, se il cielo tuona e i fulmini sembrano volerlo disintegrare, allora vuol dire che lassù, in cielo, c'è qualcuno che produce tuoni e lampi per terrorizzare gli esseri umani. Quindi, per difendersi dalla paura e dalla sottintesa minaccia, l'uomo primitivo immagina che l'essere che abita i cieli esista, come se dicesse, parafrasando e, in un certo qual modo, anticipando Cartesio, "Faccio rumore, quindi esisto!" Ora, man mano che il tempo passa, le esperienze si accumulano nella mente dell'uomo, così come nelle tradizioni religiose di un popolo. Si passa dalla percezione pura e semplice della paura, all'organizzazione della rappresentazione dei dante causa.

Man mano che l'organizzazione sociale e politica dei popoli procedeva, così, quasi in un'aderenza assoluta, procedevano le attribuzioni degli dei, nelle religioni politeiste e, più tardi nel tempo, rispetto alla prime, in modo assolutistico in quelle monoteistiche. Se osservi bene, il nostro padreterno, in fondo, che cos'è se non un monarca assoluto, alla stregua, p.e., di un Luigi XIV, il re Sole? Come re Luigi perdonava o puniva, come ascoltava e se gli andava, concedeva, così il padreterno punisce e concede allo stesso modo, se tu hai ubbidito alle sue leggi e se le hai trasgredite, poiché non è un essere la cui esistenza cade sotto i nostri cinque sensi, allora ti minaccia e ti assicura che ti manderà all'infermo. Che cosa c'è da notare in queste affermazioni se non che tutto ciò che degli dei o di un dio unico si pensa è confezionato sulla esperienza che gli uomini hanno di sé e del mondo tutto. Dio è buono quando lo onoriamo, quando gli offriamo dei sacrifici consistenti per tenercelo buono e perché non ci mandi, in tal modo punendoci se l'abbiamo offeso disubbidendo ai suoi precetti, terremoti, alluvioni, pesti e carestia. Re Luigi avrebbe fatto lo stesso, con la differenza che al posto dei sacrifici, lui avrebbe preteso il pagamento delle tasse, il servizio militare, e tutto ciò che secondo lui e secondo la tradizione monarchica gli sarebbe spettato e gli era dovuto; avrebbe premiato e punito alla stessa stregua, senza deflettere neanche per un attimo dall'affermazione di sé come entità assolutistica, mandato da dio a governare gli uomini, dio da cui derivava il suo potere. Ora, per spiegare le ragioni di questa investitura divina del potere dei re, bisogna risalire al principato romano, alla fondazione di ciò che fu nominato Impero Romano.

Allora, non ti sembra che per essere dio un ente trascendente abbia tutte le particolarità e gli attributi di un essere umano? C'è chi giura e spergiura, assicurandone la certezza, p.e., che gli Ufo esistano, ma che non si facciano vedere perché gli uomini non sarebbero ancora maturi o pronti a riceverli. Quando chiedi loro le prove, allora inscenano la falsa autopsia di un Ufo, mostrandocene la ripresa filmica, per non recedere dalle loro affermazioni che restano sempre tali, non riuscendo, loro, ad apportare, all'esistenza di quelli, nessuna prova, perché non si può fornire la prova di un qualcosa che non esiste, se non ricadesse sotto i nostri cinque sensi. Chiaro'

C - Non so che dirti! Resto tenacemente abbarbicato alla mia fede. Vedi, sono sicuro, anche se tu sostieni il contrario, che un Dio esista e che ci sia l'inferno e il paradiso. Non posso farci niente. D'altronde, ti sembro, forse, un uomo cattivo, irresponsabile o violento?

A - Non illuderti, non ne hai mai avuto occasione, perché fino ad ora ti sei attenuto alle leggi civili e non ha commesso nessun reato ma, di fronte a un pericolo o a una minaccia mortale, sapresti subito cosa fare e, nonostante la professione dei tuoi precetti evangelici, ricorreresti anche alla violenza se fosse necessario pur di difenderti. Renditi conto che in noi vivono due persone che non sono necessariamente sono una contro l'altra, ma purtroppo, moltissimi vivono senza accorgersene. Voglio dire che se non riesci a vedere il contrario in ogni cosa, allora tu sei un terreno fertile per la propaganda religiosa, perché la natura di queste è quella di escludere ogni altra realtà che non sia quella da esse prospettata. Solo nel paragonare una cosa all'latra si riesce ad avere una visione più esatta della realtà! Il male peggiore dei credi unici e totalitari è quello di vivere in preda solo di un'unica visione della vita e del mondo, non accorgendoti più che, spesso se non sempre, le cose non sono proprio come ci dicono che debbano essere, p.e., coloro che ci hanno istruito religiosamente. Noi tutti subiamo, volendo usare un termine più moderno e più appropriato, un lavaggio mentale, affinché tutta la nostra vita, distorta da una sola visione, vi sia imbrigliata spesso anche a martellate, come nei casi di conversione forzata.

C - Non posso farci niente! Io resto sempre della mia opinione, anzi, resto sempre incatenato alla mia fede e da questa nessuno e niente mi farà recedere.

A - Contento tu... Va bene! A questo punto non resta che salutarci! Addio!

C - Addio!

 

72) - Il secolo appena scorso e quello prima, ancora, sono stati caratterizzati dall'esistenza delle ideologie. Queste sono sempre esistite, basterebbe, per ciò, far riferimento, p.e., alla dottrina cristiana cattolica. Che cos'è, in fondo, questa, se non un'ideologia anch'essa? Dunque, quelle hanno sempre guidato le nazioni, i popoli, anche se la loro consistenza possa essere stata misera e ideologicamente debole. Anche se l'ideologia comunista, messa in pratica da Lenin in Russia ed esportata nei paesi satelliti (ma questa è un altra storia!), si dichiari da più parti essere decaduta, qualcosa di essa resta nella mente e nelle tradizioni della gente. Infatti se, per un verso, la Chiesa ha sempre parlato (dichiarandosi l'unica depositaria della morale dei popoli) astrattamente di uguaglianza fra gli esseri umani, per, poi, elencare,  ipocritamente, distinzioni e differenze, dall'altro il concetto di uguaglianza, il diritto a non essere sfruttati, arricchendosi i capitalisti col sudore degli operai, sono diritti che solo il progresso sociale ha messo in evidenza. Basta pensare alla grandissima scoperta marxiana del concetto di plus valore. Che cos'e esso, tanto per intenderlo n via semplice e comprensibile, se non il guadagno ottenuto attraverso il lavoro degli operai, dei sottoposti? Se l'operaio mi costa X, se la materia prima mi costa Y, e se il valore di ciò che ha prodotto l'operaio è Z,  se, infine, il guadagno del padrone, che vende l'oggetto prodotto, è H, si potrà scrivere H = Z  X-Y+K, dove K è il prezzo effettivo a cui ha venduto l'oggetto il padrone.

 

73) - Le verità indimostrabili e il piano irrazionale in cui vivono! Niente può esistere se non cade sotto l'egida dei nostri cinque sensi. Conosco il mondo perché lo vedo, lo sento, lo tocco, l'assaggio e posso odorarlo. Non abbiamo altri mezzi, a meno di non inventarli, il che sarebbe una pia illusione, perché tutto si ridurrebbe a una pura operazione della nostra fantasia. Ammettere e predicare l'esistenza di cose o entità che vivrebbero oltre i nostri cinque sensi, sarebbe un modo irrazionale di pensare.

 

74)  - Il cartone delle scenografie, proprio la materialità della sua sostanza, è la sensazione che ti prende nell'assistere alla proiezione di un odierno film italiano,  in cui non puoi fare a meno di avvertire un che di falso, di non autentico, se non di essere vittima di un imbroglio, s'intende, intellettuale. Tramontata, ormai definitivamente, l'era dei vari Fellini, Antonioni, etc., non si può più parlare di un valido cinema italiano odierno, come lo era quello di ieri. Il neo-realismo usato da quei registi, era un modo, non solo di rappresentare la realtà di una narrazione, quanto un modo di interpretarla. Insomma si possono girare film sulla mafia, narrando solo un'avventura mafiosa, senza che il racconto o il modo in cui esso è scritto, condotto e recitato, diventi un mezzo per interpretare il fenomeno delle'esistenza della mafia e poterne, così, dare un giudizio. Oggi continuare a marciare nel neo-realismo è un assurdo, in quanto quello non ha più ragione di esistere. Far parlare gli attori, nell'illusione di copiare la realtà così com'è, come parla la gente comune ogni giorno, ha per conseguenza la difficoltà di comprensione delle battute, poiché l'uomo della strada parla come sa, non avendo studiato dizione e recitazione, anche perché non esercita il mestiere di attore. L'arte è anzitutto astrazione, non copia conforme di ciò che, nella nostra pia e insulsa illusione,  crediamo che sia o che debba essere. Prima astraggo le mie idee da essa, così come la esperisco, poi la macino. la cuocio e, finalmente, dopo averla digerita, la risputo con un aspetto differente che finisce per costituire l'unico senso di originalità che quella interpretazione possiede, pur restando, il prodotto, quella realtà da me prima sperimentata. Come a dire, ci sono gli uomini e appunto perché questi esistono, posso parlare di umanità, ma solo come concetto astratto.

 

75) - La corruzione dei nostri tempi, oltre a essere costituita dal denaro o dai favori che si elargiscono, al fine di ottenere qualcosa o un vantaggio non ottenibile per via lecita, può dipendere, anche incoscientemente, dall'ignoranza. Non basta candidarsi, se non si possiede non solo un minimum di cultura generale, ma anche, preferibilmente, una specifica conoscenza in qualche materia dello scibile umano. La conoscenza dei problemi la cui soluzione egli andrebbe ad affrontare, finirebbe per distinguere la capacità dall'inettitudine, il bello dal cattivo tempo e così via. L'incapacità, l'ignavia, invece, nel superare gli ostacoli all'attualizzazione delle sue idee, ammesso che ne abbia, finiscono per assecondare l'attività corruttiva di colui che, con lui o contro di lui, molto più agguerrito nei sistemi di risolvere il problema a suo esclusivo vantaggio, finisce per ricorrere a tutte le vie non  lecite, quali le conoscenze influenti, i ricatti, l'applicazione puntuale e ossessiva della mai revocata legge del do ut des.

 

76) - Qualche tempo fa, in una via di Roma, due giovani omosessuali si sono scambiati un bacio. Non l'avessero mai fatto! Un energumeno acceso dei sacri principi della morale, difensore dell'innocenza dei bambini, li ha assaliti procurando loro lesioni gravissime. Arrestato e portato davanti al giudice, questo eccelso paladino della morale, inconscio crociato della fede (si è poi saputo che era un pregiudicato), ha dichiarato di aver commesso il reato perché a quel bacio era presente un bambino, che secondo lui si sarebbe potuto scandalizzare. Ebbene, la mania di farsi scudo dei bambini nel professare i propri pregiudizi, appartiene per lo più alla gente del popolo, ma non è raro il  caso che in questa, non affatto raramente, convoglino persone cosiddette istruite, se non fornite di tanta laurea, che, sebbene questa sia solo un apprendimento tecnico, tuttavia mostra la sua totale incultura e crassa incapacità a saper capire e distinguere l'origine di tale mentalità. e di conseguenza a non scusarla affatto.

Orbene, se, nella ricerca sull'origine di tale pregiudizio, non ci si pone uno schema da seguire, un metodo, non si arriverà mai a niente. E' completamente inutile invitare in una di quelle inutili, per non dire falsamente e ingannevolmente rispettosa dei diritti di tutti a pensarla come si vuole,  persone di varia estrazione culturale o professionale. La cosiddetta gente esperta che, se le fosse permesso (ammesso che essi stessi non siano turbati - nonostante la loro pretesa conoscenza del problema -  inconsapevolmente dai pregiudizi, può accadere anche questo!), potrebbe dare un apporto ad una migliore conoscenza della questione omosessuale, ma, come può, in una manciata di secondi, sviscerare un problema che avrebbe bisogno, usando tutto il tempo che le fosse necessario, di serie ricerche in campo, di delucidazioni storiche, culturali, antropologiche e sociali ben precise al fine di liberare il campo dalle deformazioni falsamente ideologiche e acritiche? A questo punto ci si chiede perché fare tali trasmissioni, se alla fine, poiché non si è parlato di niente che possa migliorare il punto di vista di chicchessia? Infatti, la parte avversa, cioè i detentori del pregiudizio, non si rende conto della propria distorsione e continua a restare tenacemente e riottosamente abbarbicata alla propria falsa verità, non comprovata da nessuna prova scientifica, derivante da distorte costruzioni mentali, a loro volta nascenti dal falso intendimento che la morale non possa e non debba mai mutare, come accade a tutte le cose dell'universo, giacché la realtà è in continuo movimento pur restando la stessa. Ma chi direbbe loro queste cose? Bisognerebbe sottoporli ad una istruzione forzata, ma allora sorgerebbero altri problemi con altre visioni distorte.

Sarebbe, quindi, così obbligo, se si vuole iniziare un discorso ordinato, metodico e consequenziale, chiedersi da dove deriva, al prefato strenuo difensore della morale familiare, il suo pregiudizio? La risposta è così ovvia  che ci si meraviglia che pochi sappiano arrivarci! Prima cosa da chiedersi è perché presso i Greci, prima, e i Romani, dopo, quella che noi moderni (si fa per dire) abbiamo battezzato omosessualità, non aveva neanche un nome? Quando la cosa è cambiata mutandosi da cosa accettata presso quei popoli, non certo incivili,  naturalmente, senza che si fosse posta mai come problema, da quando, allora, è stata criminalizzata, da chi e perché? Chi sono i successori dei Romani? Qual è l'istituzione che per secoli ha criminalizzato il sesso e, di conseguenza, gli organi genitali e il petto delle donne, conferendo ad essi un senso scandalistico che non appartiene loro affatto? Se aggiungo che quell'istituzione, si dice sia fondata sull'amore, capirete di chi si tratti? Ma della Chiesa, diamine, della cristiana, cattolica, apostolica, romana Chiesa, di chi se no? Uno dei tanti precetti, il più pericoloso e il più aberrante, ossessivamente accettati e seguito (in questi casi bisogna sempre chiedersi quanto coscienza la gente abbia di queste possessioni paraidelogiche), era ed è aver trasformato ciò che la natura ha dato come mezzo per procreare, cioè il piacere sessuale, visto, da quel momento  in poi, come peccato, come cosa da cui liberarsi. E' da qui che inizia la natura sessuofobica della Chiesa. Poi, in uno dei tanti Concili, Papi, Cardinali, Vescovi, Arcivescovi, Santi e fanatici predicatori si sono accorto che, criminalizzando il piacere sessuale la gente non avrebbe più procreato. Si disse che la famiglia era sacra e che quindi, poiché i figli ne fanno parte e la proseguono, allora che il piacere sia ammesso, ma solo per fare figli e non per puro divertimento! Se due, un uomo e una donna, (gli omosessuali non avevano neanche quel permesso, poiché, non potendo o non volendo far figli, li si mandava direttamente al rogo) avessero voluto spassarsela in tranquillità e serenità, la cosa era tassativamente proibita. Per quanti secoli è durato e dura tale precetto ignobile? Fatevi i il conto!

Orbene, alla stregua di tale  criminalizzazione, gli omosessuali hanno sopportato per secoli il peso maggiore della persecuzione ideologica (anche le religioni sono delle ideologie) della Chiesa, in quanto, sono stati visti come degli esseri umani che agiscono contro natura e, quindi, degni di essere maledetti e di essere distrutti col ferro e col fuoco. Ai roghi, oltre alle streghe, finivano anche gli omosessuali, divenute così persone da distruggere o da uccidere, com'é spesso accaduto nella storia di un Europa che si dica sia fondata sui valori cristiani. Ma quali? Se l'amore guida i nostri passi, non dovremmo odiare nessuno e ancor meno perseguitarlo. Non è così? Allora, perché la Chiesa ha perseguitato una parte dell'umanità e l'ha maledetta per tutti i secoli? Ebbene, tale giudizio emesso secoli prima, si è tramandato con le incessanti prediche morali a gente che per secoli è restata analfabeta e, quindi, incapace di giudicare, nei secoli dei secoli, trasferendosi, man mano che il tempo passava, nel subconscio delle persone. Nessuno agisce o reagisce senza un motivo, un interesse, una causa, nota o ignota che essa sia, non per altro oggi esistono  gli psicanalisti, ringraziando in questo campo ed anche in altre numerose branche dello scibile umano, lo sforzo dei moltissimi scienziati che ci hanno tratto dall'ignoranza e, soprattutto, dalla superstizione e dal pregiudizio.

Nessuno diventa omosessuale, quindi esserlo non significa essere affetti da una malattia contagiosa, ma solo di portare una diversità totalmente naturale, come può essere naturalmente diverso un cavallo da una scimmia o come la tigre abbia sul dorso delle strisce e la gallina possieda delle piume. Tutto ciò che esiste, sulla terra o sull'universo, non è né bene né male, è solo naturale; siamo noi a stabilire per i nostri comodi, per interesse di parte o di un certo predominio intellettuale sulle genti o per assoggettare queste ultime e obbligarle a restare tranquille, in modo da poterle dominare o ipocritamente governare, a stabilire una morale e a statuire ciò che è bene e ciò che non lo é.

Quindi, se tutto questo resta nel subconscio delle persone, ecco spiegato l'arcano dell'insofferenza dell'assalitore, autonominatosi difensore della morale pubblica, verso i due ragazzi omosessuali che si baciavano in pubblico. Essendo il criminale assalitore portatore inconscio di un pregiudizio che dura da secoli, lo stesso ha agito credendo di essere nel giusto e commettendo così un reato penale e un eventuale peccato che la Chiesa, se è vero che sia fondata sull'amore, dovrebbe sancire e non minimizzare, perché "tanto si tratta solo di cu'a". Capito?

Quanto al bambino che si dice sia stato presente alle effusioni dei due ragazzi, perché non dirgli che di amore si tratta e non di una cosa sporca, solo perché la Chiesa in tanti secoli lo ha demonizzato, tacciandolo di atto contro natura? A proposito di quest'ultimo, non è un vero peccato contro natura, proibire ad un uomo, perché prete, di esplicare uno degli istinti più importanti e più ineliminabili e padroneggiabili, qual è quello della congiunzione carnale con una donna? Credete che non si possa definire questa proibizione un vero e proprio peccato contro la natura? Ma, direbbero i preti, è il fine che conta. Certo, per chi crede che da morto andrà in un al di là da cui nessuno è mai tornato, perché nessuno può andare in un posto che non esiste, che nessuno ha mai visto né sentito, né odorato né leccato e né udito. In mancanza di prove io sono autorizzato a non credere a niente di tutto ciò. Sì, certo non possiedo il dono della fede, ma qui più che di dono, bisogna parlare di disgrazia perché la fede e, per conseguenza, tutte le religioni vivono nel campo dell'irrazionalità, altrimenti non si spiegherebbero le guerre di religione con le conseguenti stragi, gli autodafé e gli eccidi di interi popoli (nel '600 e nel '700 furono eliminati, per i più diversi motivi, quasi 75 milioni di Indios sudamericani, col beneplacito della Chiesa che aveva giudicato quelle popolazioni una sottospecie umana), solo perché non volevano convertirsi o essere santi cristiani apostolici romani cattolici. Se vi comportate irrazionalmente, non dovete lamentarvi  se i guai vi piombano addosso e se privi  di un ette di razionalità non sappiate risolverli.

Ciò che nell'infanzia è detto ai bambini che, privi di esperienza e, quindi di metro di paragone (anche di capacità logica di sapere connettere un concetto ad un altro), non possono obiettare e contrapporre una loro visione delle cose, è da questi incamerato nel subconscio o, se volete, nelle profondità della mente, acriticamente, per poi saltar fuori, come, ripeto, nel caso del criminale assalitore, nei momenti appropriati per quel salto, ma inappropriati per l'errore che si commette ai danni degli altri. 

 

77) - Sono belli i nostri attori? Che figura fanno se confrontati con quelli americani? Certo, noi ormai siamo abituati all'ammirazione del tipo di umanità nordamericana, sia maschile sia femminile, questo, per inciso, non significa che in America non esistano i tipi normali, insignificanti o poco fotogenici dal punto di vista cinematografico. Tutto ciò, però, non vieta alle case cinematografiche americane di scegliere gli esemplari più belli, soprattutto quelli che possano, anzitutto, esercitare un fascino prettamente fisico e magari, solo dopo, un riconoscimento della capacità artistico - interpretativa degli attori. Quanti brutti film americani si sono salvati , proprio perché quegli spettatori, nel loro immaginario,  hanno badato o si sono accontentati più dell'apparenza degli attori che della sostanza della loro interpretazione o del valore del film? Ammirare un Gary Grant (ormai morto e defunto), tanto per fare un esempio, non era la stessa cosa che individuare sul viso. p.e., dei nostri attori un mento sfuggente, un naso camuso o molto pronunciato, una pelle non omogenea, una fronte bassa, una bocca senza labbra, degli zigomi sporgenti e, magari, una dentatura non tanto perfetta e, infine, un insignificante fisico tarchiato e, ancor peggio se l'attore era giovane, grassottello. Le cose non sono cambiate, con la differenza che i vecchi film italiani dei registi ormai defunti erano comprensibili in quanto quegli attori,  che  vi avevano lavorato, possedevano una  dizione perfetta (non prettamente dialettale, nell'illusione di copiare la mera  realtà) e non finivano per bofonchiare, biascicare o sussurrare le battute. Se i produttori italiani vogliono proprio ammannirci film brutti o commerciali, che almeno siano interpretati, si fa per dire, da attori che abbiano un aspetto decente e non, tanto per spiegarsi, da un tipo come Jerry Calà, che sembra avere il pelo perfino negli occhi, il che è tutto dire!

Quanto alle nostra attrici, esse vivono prese e ossessionare da un grande complesso di colpa che le fa apparire come delle casalinghe svagate da un amante, il cinema o il teatro, che potrebbe farle felici solo se non fossero preoccupate di apparire madri amorevoli e mogli fedeli. Naturalmente un motivo, una causa per tale comportamento esiste e, p.e., potrebbe consistere nella incapacità (prettamente intellettuale) di saper superare, anzitutto,  l'educazione popolare, semplicistica e pretisticamente deformante, cui sono state addestrate, e nella inconscia e mancata voglia di superare il limite della visione popolaresca delle cose della vita. L'unico modo di superare tale condizionamento al semplicistico è dato dal possesso di una cultura, intesa, sì, anche come immagazzinamento di nozioni (p.e., il conoscere la data di nascita e di morte di uno statista, serve a inquadrarlo nel suo tempo e quindi a capirlo più giustamente), ma anche come conoscenza delle cause e degli effetti delle vicende storiche, artistiche e sociali, del farsi di un popolo e, soprattutto, capire che anche la morale per quanto ne predicano i preti, che la vorrebbero una, solida e immutabile nei tempi, ebbene, anche questa muta col progredire o col regredire della storia, del progresso scientifico e sociale, etc.

Ora arte e famiglia non si possono coniugare se ogni attrice, disponesse di quella cultura, cosicché potrebbe capire che una passione (che tale dovrebbe essere quella di un'attrice) non  ammette limiti di sorta, cosa per cui o si è cattive madri di famiglia e geniali attrici o, viceversa, finisce per essere una madre mediocre e una pessima attrice. Non si può tenere un piede in due staffe, nella vita bisogna scegliere, sempre avendo coscienza del proprio valore e se si sa cosa si vuole dalla vita.

 

78) - Accade di assistere a trasmissioni televisive in cui, non so se obtorto collo o se per portare una velleitaria voce nuova alla esatta conoscenza del problema, benignamente, i conduttori osano parlare di omosessualità, senza che il direttore dei direttori dell'organizzazione televisiva abbia posto il suo stupido veto. Sembrerebbe, finalmente, che qualcuno si sia posto il problema di spiegare ad un pubblico che sulla questione osa ragionare (ammesso che quello che fa lo sia) solo in via di pregiudizio, cosa, perché, quando e come sia l'omosessualità. Non è così! A tali trasmissioni partecipano psicologi, psichiatri, dottori, ma anche attricette, giocatori di calcio, ballerini, giornalisti (di solito i peggiori che esistono sulla piazza),  qualche casalinga (di solito amica dei padroni delle televisioni o perché sorella, nipote, madre di una nota attrice) e, udite, udite, un prete che non manca mai (tanto per fare vedere che l'Italia è una nazione cristiana, cattolica apostolica, romana) e, infine, cosa non necessaria (sarebbe come parteggiare per il diavolo - ammesso che esista), guarda caso, un omosessuale o,  nei casi più velleitariamente choquant, una coppia di gay felicemente conviventi. Credete veramente che mostrare un interesse per tale aspetto dell'esistenza umana sia indice di un parlarne esaurientemente? E' solo una facciata per coprire l'unico interesse che i programmi televisivi hanno, quello dell'accalappiamento della maggior quantità di pubblicità possibile. Il resto non conta, ogni mezzo va bene, purché porti al risultato programmato: il guadagno! Lo psichiatra, se non appartiene a una vecchia scuola, di solito cerca di dire qualcosa che possa far comprendere che l'omosessualità non è un'aberrazione, non è un comportamento contro natura (niente nel mondo è contro natura, perché questa non è né morale né immorale, la distinzione di bene e male è solo un ritrovato della mente umana, della species religiosa), ma il poveretto ha solo a disposizione (bontà delle televisioni) solo due o tre secondi al massimo e capirete bene che ogni e qualsiasi problema ha bisogno, per spiegarne i concetti portanti, di ben più di tale esiguo spazio temporale! Poi interviene l'attricetta che di solito, con voce squillantemente flautata cinguetta: "Ah, i gay! Io ho molti amici omosessuali!  Li trovo carini, dolci, simpatici e, poi, sono così intelligenti". Capirete che tali parole sono solo scemenze, tipiche di coloro che, apparentemente, sembrano  avere una cultura, ma che, invece non ne possiedono neanche una virgola, limitandosi a ripetere pappagallescamente frasi udite chissà dove e chissà da chi, senza averle capite appieno e, per di più, travisandole. La stessa cosa può dirsi per le dotte esposizioni di sportivi (questi, di solito, più che mostrare un'espressione catatonica non fanno), per non parlare, infine, delle casalinghe (Dio - ammesso che esista -  ci scansi e liberi dalla cosiddetta saggezza popolare!), tratte inconsapevolmente in tali programmi dal loro ingenuo quanto inconsciamente superficiale vuoto mentale. Il clou dei festeggiamenti arriva alla fine della trasmissione,  che, in tutto, sarà durata solo venti, trenta minuti al massimo, quando viene interpellato il prete (avete notato come costoro  non mancano mai da simili programmi, forse nella ingiustificata convinzione che questi siano gli unici portatori della morale - sarebbe più esatto dire di una morale). Le parole di costui a ben esaminarle, sono l'espressione della millenaria ipocrisia della Chiesa. "Sì," dice il prete, "anche gli omosessuali hanno diritto di vivere (una volta, tale diritto, era loro negato e finivano tranquillamente al rogo), però non è moralmente accettabile che essi esercitino questa loro sessualità, perché questa è un disordine morale. Se non fosse ipocrita, userebbe la parola perversione, ma non lo fa, perché vuol mostrare al pubblico la sua tolleranza di fronte al peccato, occultando ciò che realmente è, cioè, un bacchettone ipocrita e malsano, aggiungendo che, in fondo, la Chiesa sa comprendere e perdonare, cosa, questa, che non ha nessun senso, essendo, per primo,  immersa in un secolare colpevolissimo pregiudizio e, per secondo, perché i gay dovrebbero farsi perdonare ciò che è la loro naturale natura  (pardonnez moi le jeu des mots) ?

Ora, se non ci si chiede il perché dell'esistenza di un pregiudizio, ogni azione, opera che contro di esso si sarà fatta, sarà stata inutile, perché sarebbe stato come spezzare un ramo di un albero, lasciando così che questo viva e vegeti, nell'illusione di averlo abbattuto. Si deve, quindi, andare alle sue origini, ricercare anzitutto il perché e poi il come. Poiché ogni causa ha una sua conseguenza, non sarebbe bene chiedersi: "Se fra la gente vive il pregiudizio che essere omosessuali è male e quindi che questi siano persone da annientare, in passato, e da ghettizzare o emarginare, nel presente, da che cosa deriva tutto ciò? Da quanto dura questo pregiudizio? Quando e chi ce lo ha immesso in mente, in modo tale da essere diventato, col trascorrere del tempo, un comportamento inconscio?" Nell'antichità, nel mondo greco - romano, non esisteva una parola per indicare l'omosessuale, non era un problema, perché esserlo o non esserlo non aveva nessuna importanza, perché la cosa era vista in modo naturale, ammesso che vi abbiano fatto caso, come una manifestazione degli istinti che non erano distinti in buoni e cattivi. Gli antichi non amavano gli dei, li temevamo, cosa per cui, p.e., ogni generale romano, prima di iniziare una battaglia, faceva sacrifici per tenerseli buoni e perché intervenissero in suo favore. Chi ha cambiato questo modo di fare, non potendosi parlare, in questo caso, nel mondo antico di tolleranza, che viene solo con il mondo cristiano? Chi succede alla civiltà romana, se non quella cristiana? Perché con la nuova religione l'omosessualità diventa un peccato? Uno dei motivi perché la si è voluta intendere come un peccato contro natura, dopo aver stabilito ciò che è naturale da ciò che non lo é, consiste nel fatto di considerare che Dio è natura e che, quindi, viceversa, non può esistere qualcosa che gli è contraria, che sarebbe, per ciò, considerata come peccato, diventando, così, cosa da estirpare. E' la secolare battaglia che la Chiesa conduce e condurrà contri gli istinti, dogmaticamente spietata com'è, per i secoli a venire, a meno che non intervenga un adattamento, al problema, migliore di quello presente, operazione in cui la Chiesa è addestrata, si può dire, da secoli: adattarsi per non soccombere! E' la morale, cioè quella disciplina che stabilisce, a torto o a ragione, cosa sia lecito e cosa non lo sia. Gli istinti, per la tradizione cristiana, sono cose di cui bisogna diffidare e da cui difendersi e quindi per tale operazione è d'uopo dominarli, limitarli, se non, addirittura, cercare di sopprimerli, come si fa per il forzato celibato imposto ai preti. Se tale operazione, per malaugurata ipotesi, avesse avuto successo, ebbene, il genere umano, almeno quello occidentale cristiano, si sarebbe estinto. Allora cosa fanno gli intellettuali cristiani, cattolici, apostolici, romani? "Sì," dicono essi, "Cristiani fate pure l'amore, ma, attenti, una sola copulazione per un solo figlio, niente divertimenti  in questo caso, altrimenti peccherete e andrete all'inferno!" La conseguenza di questo pensare dogmaticamente è che si sono colpevolizzati, come portatori di piacere e, quindi, d'incitamento a peccare, gli organi genitali che, da allora in poi (dall'inizio di questa cosiddetta civiltà cristiana), sono, poiché peccaminosi e, quindi, scandalosi, non da mostrare in modo assoluto. Si dice che ripetuta iuvant, orbene, se a un bambino ripetiamo di seguito, ad ogni ora del giorno, per giorni e giorni, per mesi e perché no?, per anni, che questa cosa o quell'altra non sono da fare, il poveretto, prima o dopo, finisce, volendo o nolente, per incamerare il precetto, al punto tale da divenirgli inconscio. Questo significa che il suo comportamento, p.e., a riguardo del sesso e delle sue manifestazioni, sarà dettato, appunto inconsciamente, da quel precetto, senza che, appunto per ciò, se ne renda conto. Un precetto stabilito, in illo tempore, per ovviare ad un modo di fare inteso peccaminosamente, col tempo  si è trasformato in tradizione e, quindi, come cosa da osservare e che, spesso ignobilmente, caratterizza una società. Gli istinti sono la cosa più naturale che noi, esseri umani, insieme agli animali, possediamo. Certo, nell'evolversi del genere umano, ogni civiltà ha catalogato, sotto la spinta di avvenimenti più o meno lunghi nel tempo, e, quindi, stabilito, come norma religiosa prima e statale dopo, quali istinti siano da dominare e quali da esplicare. Tutto ciò, però, deriva dall'interesse materiale che si è voluto preservare, perché, come esiste la paura della morte (cosa che ha dato una enorme spinta alla creazione delle religioni), l'istinto di conservazione, la paura dei fulmini nei primitivi, così, in apparenza liberamente, si è stabilito, p.e., che non bisogna uccidere perché le vendette instaurerebbero una catena di altri omicidi e così non sarebbe mai finita. Naturalmente una legge viene statuita solo da uno stato, cioè, da un'entità che si sia imposta per forza delle armi e per prestigio indiscusso. La realtà, d'altro canto, come affermavano già gli antichi Greci, è mutabile (ricordate? panta rei!) e tutta la storia umana, quella civile, ne è la dimostrazione. Solo le religioni affermano il contrario, nella loro illusoria possibilità di fermare il tempo e permettere, forzatamente, che le cose non mutino mai, nella, altrettanto illusoria voglia di sicurezza fisica e morale.

Orbene, miei fedeli lettori, non si potrebbe dire tutto ciò in una trasmissione in cui si parla, a ragione o a torto, da disinformati, della omosessualità? La risposta dovrebbe essere ovvia, ma non è quello che accade. Perché? Nessuno fa niente per niente, neanche i cosiddetti benefattori, perché, se, un tempo, elargivano denaro a favore dei poveri o lasciavano edificare una chiesa, tutto era fatto nella paura inconscia di perdere l'anima e quindi nel tentativo di non finire all'inferno, dove, si diceva, si pativano le fiamme eterne del castigo divino (?), mentre, ora lo si fa per affermare un preteso prestigio personale materiale perché potrebbe, p.e., far aumentare il numero degli affari, abbindolare le masse, etc. Orbene, i programmatori non avrebbero nessun interesse a mandare in onda tutto ciò che è stato detto in questo paragrafo, perché la Chiesa interverrebbe a stigmatizzare il giudizio esposto a suo danno, e tutto ciò alla faccia del diritto di libera espressione e della relativa libertà laica. Tale intervento (bisognerebbe dire, con più esattezza, intrusione negli affari altrui) obbligherebbe i capi dei capi delle televisioni, immancabilmente ammanettati, a seconda dell'interesse, con i politici di questa o quella corrente, a eliminare ogni motivo d'attrito con la Chiesa in quanto gli elettori cosiddetti di fede cristiana (non importa se praticanti o meno, tanto il loro agire è inconscio) bigottamente seguaci della fede cristiana, se ne lamenterebbero, finendo, tutto ciò, per costituire una minaccia, p.e., alla raccolta di pubblicità e, quindi, al potere di fare più soldi che si può! Evviva la libertà, l'onestà d'intenti, la sincerità, il preteso amore su cui, si dice, si erga la Chiesa cristiana!

 

79) - Misurare, p.e., un panno, significa affermare quanti metri o centimetri esso sia lungo. Senza il metro campione conservato a Parigi, fissato come tale, al fine di riunire tutti vari modi di misurazione esistenti nelle varie regioni europee in una sola misura che valesse per tutti, cioè in un solo metro,  saremmo in balia delle misurazioni più strane e cervellotiche. Ebbene, è ciò che accade alla cosiddette persone semplici, le quali sono da intendere come quegli esseri umani che, per le ragioni più varie e indipendentemente dalla loro volontà, non dispongono di risorse mentali, che si acquisiscono con lo studio, la lettura approfondita di libri che trattano quei problemi che ci interessano, la cultura (intesa, questa, come autoeducazione), la frequentazione delle persone che sanno, tutte cose che permetterebbero loro di giudicare, cioè di farsi un'idea precisa e indiscutibile su un problema, una questione, morale o pratica che voglia essere.  Bisognerebbe agire come fanno i giudici: nessuna sentenza, se prima non si sono raccolte le prove della colpevolezza o dell'innocenza dell'accusato! Le opinioni lasciano sempre il tempo che trovano, poiché esse non sono frutto di ricerca di quelle prove di cui è già detto. Non bisogna accettare niente, né idea né opinione, se non ci mostrano le prove della validità o meno di ciò che si afferma o si nega e ciò deve essere applicato a tutti i fatti, gli avvenimenti della vita.

Invece, cosa accade? Tutto il contrario! Ci si abitua, perché nessuno ce lo insegna, a non usare quella prudenza di cui ci è bisogno nel volere, prima che giudicare, conoscere una persona, un fatto, un accadimento, una storia, un'accusa, etc. Transeat se questo accade, come ho già detto più sopra, alla gente semplice, priva di quei mezzi indicati nelle righe precedenti!  Il guaio è che gente, che dovrebbe farsi un punto d'onore a non sproloquiare su tutto e su tutti, senza possedere nessuna prova valida, vive e vegeta, tranciando giudizi a destra e a manca, senza provare il più esile dei desideri di apportare le prove del suo inconsulto affermare! Queste, per lo più, non sono persone che facciano un mestiere umile e malpagato, anzi, appartengono spesso alla ricca borghesia di una nazione, alla stramaledetta, oziosa e corrotta classe politica, specie a quella dei nostri giorni, composta da persone, normalmente sprovviste, non solo di cultura specifica, ma anche di cultura generale, cosa che li porta alla deformazioni dei fatti della storia, dell'economia e, perché no?, anche della morale,  più aberranti e dirompenti, la cui conseguenza è un cattivo e malaccorto governare, frutto di fraintendimenti, di corruzione, di scambi di favori criminali e di malaffare. Le persone comuni, quelle ingenue, pensano che i politici siano persone dagli eccelsi ideali,  oneste ed operose, il cui unico fine è il benessere del popolo, mentre, in realtà le cose sono da porsi in un modo molto differente.  Al contrario di quelle credenze, la species politica è una delle più corrotte della terra. E' impossibile pensare che detta corruzione possa essere estirpata completamente! Essa, invece, fa parte della natura dell'uomo politico e della sua azione di governo o di amministrazione della res publica. La politica è, per eccellenza, l'arte del compromesso e, si sa, chi scende a compromessi accetta il bene e il male di un accordo, di un accondiscendimento a fare o a non fare una cosa, etc.  Per altro verso, dalla gente diffidente, il politico viene avvertito come un male contro cui si è impotenti, capaci di tutto il bene, a loro favore, e di tutto il male a sfavore di quel popolo che essi dicono, senza prove, di governare. Mai si era vista in tutta la storia monarchico-repubblicana di questa nazione, una corruzione così pervicace, profonda e generalizzata come da dieci/dodici anni a questa parte. Si badi bene (cfr. nr. 75), che corrotto non è solo colui che offre denaro in cambio di una prestazione non diversamente ottenibile, ma anche l'ignoranza di leggi, meccanismi economici, e di cultura generale e specifica e di tale gente il nostro Parlamento abbonda!

 

80) -  Il senso della vita! Che significa che la vita deve avere un senso? Se, invece, non ce l'avesse o l'idea fosse solo frutto di una tesi suggestiva ma quanto irreale, che succederebbe?  Il fatto è che affermare che la vita abbia un senso non ha... senso! Sono i religiosi che lo affermano da sempre, poiché per essi l'esistenza di un al di là, è cosa certa. Esiste un paradiso e un inferno, e ognuno, secondo il buon o cattivo comportamento che ha avuto in vita, merita uno o l'altro. Questo è tutto da dimostrare, in quanto, storicamente parlando, è frutto delle operazioni della fantasia umana.

 

 

FINE DELL'OTTAVA PAGINA

 

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