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BENVENUTO in questo sito, che é dedicato al giornalismo e ai programmi televisivi beceri e inconsulti e a qualche altra cosetta.

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A V V I S O P R O P E D E U T I C O
Riguardo alle affermazioni, alle asserzioni, ai giudizi e anche alle opinioni espresse in questo sito, si fanno sempre salve le eccezioni, che, data la duplicità dell'esperienza umana, perfino in quella religiosa, non mancano mai. Un tanto, per non sentirsi ripetere stupidamente la frase, ormai logora a un punto tale, da non dire più niente, che non si può fare di ogni erba un fascio, frase molto nota ai politici che, per giustificare le loro magagne o i loro intrallazzi, usano ripeterla a ogni piè sospinto, anche dove l'uso di essa non avrebbe senso!
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P R E S E N T A Z I O N E DEL SITO
E CONSIDERAZIONI GENERALI
Mai, come ai nostri tempi, si dispone di tanti abbondanti mezzi di comunicazione, quali libri, giornali, radio e televisione, oltre al cinema e al vecchio teatro. Sembrerebbe, a primo avviso, che nessuno dovrebbe, in alcun modo, soffrire mai più di solitudine o di incomunicabilità. E' una visione troppo ottimistica, tale da rasentare la fantasia o l'irrealtà. Bastasse assistere ad un telegiornale per non sentirsi più soli, allora si potrebbe, a buon diritto, affermare che si potrebbe essere felici. Da tutto ciò si evince che la solitudine, malgrado l'esistenza della comunicazione di massa, esiste e gode di ottima salute. Tutti, chi più o chi meno, possiamo patirla, come una sofferenza inalienabile e ineliminabile. La colpa può coinvolgere un'intera vita o alcuni episodi di essa, durante i quali si sono avverate quelle condizioni che hanno portato all'esser soli o a sentirsi isolati o, al contrario, non si sono avverate quelle altre condizioni, quelle favorevoli a non sentirsi tali.
Si potrebbe obiettare che non vale lamentarsi, ma che bisognerebbe darsi da fare per uscirne, per non sentirsi più tali. Ciò potrebbe essere vero, se non si tenesse conto delle condizioni personali di ognuno, di quelle ambientali, dell'età che si possiede, delle condizioni fisico-economiche e logistiche e di tutte quelle situazioni che influiscono su tale situazione.
Un giovane diciottenne, se il paesino in cui vive non gli permette alcuna iniziativa, può, da un giorno all'altro, partirsene e andarsene in città, dove spera ci siano più occasioni per avverare i propri sogni. Ciò non è vero in assoluto, perché, dirò una frase fatta, d'altro canto si può esser ancora più soli anche in mezzo alla folla. Non ti pubblicano un libro se non sei già noto, ma non puoi essere noto se il libro non l'hai pubblicato. Che fare? Bisogna proprio chiamare in ballo la fortuna, con tutti i suoi capricci o le sue preferenze? A voi la parola!
Accenniamo, infine, alla solitudine intellettuale, che, come quella emotiva, tormenta moltissime persone che, fornite più o meno di cultura, non riescono a trovare altri da sé per poterla comunicare. E', quella cultura, un'esperienza intellettuale che potrebbe essere utilissima agli altri e di cui, come accade per la solitudine fisica, sembra che nessuno abbia bisogno: ci sono le macchine delle quali, imparato il meccanismo che le fa funzionare, si può fare a meno dell'esperienza umana di coloro che le hanno usato e che, purtroppo, sono orami più vecchi di noi.
Si può essere soli per colpa propria, quando si è incapace di stabilire un contatto con un altro da noi. Allora bisognerebbe chiedersi quale sia la virtù che ci manca e cosa si può fare per ottenerla. Bisognerebbe, in teoria ritornare ai famosi esami di coscienza, non per dirci se abbiamo fatto bene o male un qualcosa, ma per vedere in che cosa consista quell'handicap che ci vieta di superare la nostra solitudine.
Per altro verso, si può essere soli ed essere felici. Quanti, dopo un'esperienza negativa hanno giurato a se stessi che mai più sarebbero caduti nello stesso errore? Allora ciò che subentra è un calcolo di ciò che si lascia e di ciò che si ha o si vuole trattenere: un conto profitto e perdite con la decisiva scelta finale. Potremmo dare torto a tutte quelle persone che in tale condizione o scelta vivono? No, di certo!
Questo sito si intitola "giornalismo televisivo" più che per gli articoli che i giornalisti scrivono, per quello che essi fanno d'altro in televisione. Com'é noto essi propongono programmi, li dirigono e li conducono secondo i loro gusti o disgusti, il loro sapere o le loro ignoranze. E fin qui credo che nessuno possa obiettare. Non é così?
Quando sarà pubblicato, ahimè, sarà un po' datato, a causa della mia inesperienza del mezzo del computer. Mi dispiace, ma credo, comunque, che il contenuto possa ancora rivestire un certo suo interesse. Grazie!
Potete saltare tutte le pagine (comunque interessanti) e andare solo all'ottava o alla nona, più sbrigative e snelle e, quindi, di lettura più facile. Grazie!
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