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A V V I S O P R O P E D E U T I C O
Riguardo alle affermazioni, alle asserzioni, ai giudizi e anche alle opinioni espresse in questo sito, si fanno sempre salve le eccezioni, che, data la duplicità dell'esperienza umana, perfino in quella religiosa, non mancano mai. Un tanto, per non sentirsi ripetere stupidamente la frase, ormai logora a un punto tale, da non dire più niente, che non si può fare di ogni erba un fascio, frase molto nota ai politici che, per giustificare le loro magagne o i loro intrallazzi, usano ripeterla a ogni piè sospinto, anche dove l'uso di essa non avrebbe senso!
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I N D I C E D E I P A R A G R A F I
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domenica, 30. ottobre 2011 06.04.05
1) - Non si è mai capito, perché la RAI & C. continui incessantemente e da tempo indeterminato a celebrare dei servizi funebri, inviando in rete programmi trasmessi almeno trent'anni prima, ivi compresi i telegiornali. Chissà, forse s'illude, in tal modo, di far storia o i suoi capi, quelli che permettono o vietano a questo o a quel programma, secondo l'interesse da proteggere (falsamente morale re ipocritamente politico) di andare in onda, vivono, forse, nell'illusione di essere gli unici depositari della pubblica morale. Quello che manca in tali tristi personaggi è il senso del gusto e della misura. Del primo non sanno cosa farsene, essendo altri i criteri con cui è scelto un programma o un film da mandare in onda. A tale riguardo, essi sono comunque e sempre terrorizzati dalle reazioni del Vaticano, che subdolamente e ipocritamente, com'è suo costume, malgrado gli illusori accordi dei Patti Lateranensi, continua a influire in modo instancabilmente massiccio e sulla politica italiana e sui costumi degli ingenui e acritici Italiani. Per quanto riguarda la misura, c'è da dire che i prefati illustrissimi, intelligentissimi e informatissimi capi dei capi della televisione, specie di quella di Stato, non sanno mai quando cessare da questo loro atteggiamento sciovinistico e dare ai poveri Italiani programmi che non li confermino nella loro ignoranza (non c'è niente di male a essere ignoranti - potrebbero non esserlo per loro colpa -, basta che non si monti in cattedra e non si pretenda di saperla più lunga degli altri, degli informati), che non li tengano con la testa infossata nella sabbia e, cosa alquanto criminale, lasciando loro credere che i programmi mandati in onda, sono proprio ciò che loro vogliono. Bisogna essere dei grandi vigliacchi per affermare un simile cosa, nascondendola sotto un manto di falso perbenismo, imponendo ai conduttori, in genere, un eloquio quanto mai semplicistico, bacchettone e di scarso contenuto intellettuale, intendiamoci bene, senza che dalla trasmissione lo spettatore possa uscire migliore di quanto fosse prima di sedersi davanti al televisore, e non vuotamente divertito (chissà, poi, in che cosa dovrebbe consistere il divertimento!) dall'apprendere dei guai e delle disgrazie degli altri (che gli fanno subito dire: "Meglio a te che a me!"), dalle canzonette scipite e insulse, scritte in un italiano sgangherato, della Carrà o dalle barzellette stupide e ripetute fino alla noia dai tanti sedicenti comici italiani (quanti sono? Centinaia di migliaia?) ricalcanti antiche formule, personaggi, storie, battute e topos ormai desueti e prettamente meridionali. Di grazia, l'Italia non finisce a Roma, ce n'è ancora un bel pezzo che aspetta che, se proprio le battute, per quanto insipide, debbano per forza essere recitate in un dialetto meridionale, che al fianco di queste possano anche esserci battute, comici e fini dicitori del Nord, così, tanto per usare una specie di "par condicio" local-linguistica-comica.
2) - Perché io, che non sono cristiano, cattolico, apostolico, romano, debbo essere per forza considerato dalla chiesa cristiana, cattolica, apostolica e romana, parte del popolo cristiano, cattolico, apostolico, romano, poiché, a suo dire, siamo tutti figli di Dio, credenti e atei? Nella civile vita di relazione, un contratto stipulato da due parti, quando una di esse non dà seguito agli accordi presi, a meno che nelle clausole non si sia espressamente previsto una penale per la mancata esecuzione degli accordi, può, a giusta ragione, ritenersi sciolta da ogni vincolo, senza che l'altra parte possa obbligarla a rispettare gli accordi. In quel caso si trattava di regolare cose tangibili e, soprattutto, ricadenti sotto i nostri cinque sensi, ma nel caso della Chiese o delle religioni in genere, si tratta solo di cose la cui esistenza va solo presa per fede, cioè, assumendo un comportamento irrazionale, con tutto ciò che questo comporta. Se si riesce ad avere piena coscienza di tale meccanismo, non è impossibile attenersi alla parte razionale del nostro comportamento, altrimenti si spiegano le sanguinosissime guerre di religione con relative stragi e genocidi di intere popolazioni, cose a cui la Chiesa in passato si era pienamente dedicata volendo sradicare, a suo dire, l'eresia dal cuore dei popoli. Accidenti, ma la nostra religione, cristiana, cattolica, apostolica e romana, non è basata sull'amore? Ricordate: "Ama il tuo prossimo come te stesso!" Orbene, figuriamoci se fosse stata basata sull'odio, a quest'ora i popoli europei non sarebbero più esistiti.
3) - Avere inserito Johann Strauss (l'autore del "Bel Danubio Blu") in una pubblicazione di C D di musica classica, è cosa che non si fa, perché indica una mancata e deplorevole conoscenza, non solo della storia della musica, ma anche dei modi, delle forme e degli stili in cui questa si articola. Strauss e tanti altri suoi contemporanei, componevano per fare ballare i Viennesi e non avevano certo pretese di raggiungere, con i loro valzer, le mazurke o le operette, gli eccelsi empirei della cosiddetta musica classica; non si sarebbero mai sognato di paragonarsi, a un Beethoven o a un Buxtehude, etc. Compiere questa confusione, magari spacciandola per ricerca filologica, significa non fare distinzioni, oltre che fra un musicista e l'altro, anche fra un genere di musica e l'altro, frutto, tutto questo, dell'idea che la musica sia tutta uguale e che non ci sia nessuna distinzione fra i vari generi. Chi semplifica le cose in tal modo, non compie certo un'operazione filologica, se non ermeneutica, bensì omologa tutti i vari generi accumulandoli in un unico guazzabuglio, una specie di poltiglia indistinta, ove ogni affermazione sballata è lecita. Credete proprio che fra la fracassante musica di un Vasco Rossi e quella di un Haydn, non ci sia nessuna differenza? Come si fa ad affermare che uno scipito motivetto rock, composto da cinque - sei note ripetute sempre uguali per la durata di due minuti circa, possa essere equiparato solo al tema, non dico di tutta l'opera, della sinfonia K.201 di Mozart (a proposito, la zeta di Mozart è sorda e non come quella di zenzero, e ciò per evidenti ragioni di pronuncia tedesca che ignora le consonanti dolci) o, altro esempio, al primo tempo della sinfonia n.3 "Renana" di Schumann, la cosa più geniale che sia mai stata scritta per la musica romantica (romanticismo che non ha niente a che fare con le visioni sdolcinate e malinconicamente spregevoli del tramonto o con il dono di una rosa rossa alla propria sentimentalmente sdilinquita fidanzatina!) o con la musica di autori più vicini a noi, quali Alieni, De Falla o Ravel? Sì, certo, la famiglia Strauss (oltre a Johann e prima di lui, c'era stato il padre e poi il fratello), nel campo della musica cosiddetta leggera (mai definizione fu più appropriata di questa!) ha creato dei piccoli capolavori, non solo nella composizione dei valzer delle mazurke o del ländler, ma anche delle operette, il cui ultimo grande e geniale compositore, in ordine temporale, almeno in Austria, fu un certo Franz Lehar, la cui "Vedova Allegra" è un capolavoro, un gioiello, ma sempre nella musica di intrattenimento, del divertimento puro e semplice. Questo, però, non significa che, nella odiosa massificazione compiuta in quella pubblicazione, questo tipo di musica possa, a puro titolo commerciale (si potrebbe sospettare un errato tentativo di nobilitarla), far parte della cosiddetta musica classica! Non sono pochi coloro che tendono ad escludervi l'opera di un tale George Gershwin, poiché, a loro dire, tutta la sua musica specie quella cosiddetta sinfonica, è una serie di motivi posti uno dietro l'altro, senza alcun tentativo di sviluppo, come accade invece negli autori classici, (p.e.. nella sonata), nelle cui opere all'esposizione del tema, segue lo sviluppo e infine la chiusura. Ciò non significa che questa musica non abbia dignità, che sia da disprezzare, ma solo che essa ha un suo giusto posto che non è quello classico, in caso contrario le si attribuirebbero virtù che non possiederebbe, cioè, si andrebbe a cercare in essa cose che non ci sono. E' il piacere a guidare l'ascolto della musica leggera (non che nella classica questo ne sia escluso, anzi!), ma è un piacere fisico, stomacale e contro di ciò non si può e non si dovrebbe far niente, la cui eccitazione e sopravalutazione è l'anima della pubblicità e di ogni pur piccolo e insipido programma televisivo.
4) - Girano, saltellano, cinguettano, zirlano, ammiccano, zampettano, ondeggiano e gorgheggiano, sorridono leziosamente, gesticolano furbescamente, ma anche irritano, mandano in bestia e fanno maledire la loro insipienza, ignavia e, cosa non rara, la loro quasi proverbiale ignoranza, le conduttrici dei talkshow nazionali! RAI e MEDIASET in ciò non si fanno concorrenza, perché adottano gli stessi mezzi e fini e non hanno niente da copiare una dall'altra. Se, per un lato, la colpa tutta non è addebitale a loro, dall'altro esse vengono scelte proprio per quella loro aria intellettualmente indifesa, priva di ogni cosciente razionalità, in quanto esse non fingono di nascondere probabili virtù e saggezza, ma espongono ciò che esse realmente sono, trovandosi le loro posizioni intellettuali, di cultura e di capacità logico - critica all'altezza di quella della gente semplice che, irretita dalla loro, non si sa quanto artificiale bellezza, le adora, presupponendo inconsciamente in esse virtù che per forza di cose non possono possedere. A loro scusante si potrebbe dire che esse sono il mezzo per perpetuare la visione che del popolo hanno i creatori o inventori di programmi e coloro che li assumono o che ne acquistano i prodotti, cioè che la gente fondamentalmente sia una facilmente manovrabile massa stupida, suggestionabile e che per irretirla basta porle davanti il simulacro di una bella donna, perché tutto diventi possibile! Non illudetevi di trovare in tali trasmissioni idee, giudizi o notizie che possano farvi allargare la vostra capacità di giudizio, tutto si basa sul sentito dire, sul mal riportato, per dare forza al quale, ogni tanto, viene invitato il cosiddetto "perito"! Non illudetevi, non pensate: "Vedi, caro critico, il perito è un uomo che sa e quindi costui non dirà scemenze, ma cose accertate e, soprattutto, sperimentate, il che è l'anima della ricerca scientifica". Poveri voi! Se la pensate in tal modo, allora non avete capito come funziona l'intera storia! Sì, certo, il perito è un uomo di scienza, quindi non un pagliaccio qualsiasi o uno di quei attorucoli cosiddetti comici che non fanno ridere nessuno e le cui battute sono un rifrittura di cose già sentite migliaia di volte e completamente digerite! Credete che costui riuscirebbe a parlare e a dire, non dico tutto ciò che sa, ché allora non basterebbe una vita, ma quel poco che basti ad illustrare un concetto, cioè un qualcosa che, aumentando la nostra esperienza in meglio, permetterebbe un migliore nostro giudizio sulle cose? Niente di tutto ciò, ché l'ignavia, la enorme pervicacia, a persistere nel suo inganno, della conduttrice sono proverbiali. Oltre a ciò, nessuno ha mai quantitativamente misurata la sua ignoranza specifica, unita alla preesistente mancanza persino di una cultura generale, quella che è impartita nelle scuole elementari o, in qualche caso, anche nelle medie inferiori. Non crediate che tutto ciò sia cosa che capiti solo accidentalmente. Tutto è preordinato, calcolato a tavolino. "Dobbiamo dare alla gente," dice il capo dei capi dei programmi televisivi, "ciò che vuole e ciò che vuole è la Raffaella Carrà che sgambetta e canta insipide canzonette sentimentali, perché, miei cari, se non lo sapete, i popoli sono stupidamente sentimentali, ma non a livello filosofico o dei movimenti artistici romantici, perché sarebbe impensato e controproducente proporre loro l'ascolto, p.e., del Don Giovanni di Mozart" o, ipotesi assurda, invitarli a leggere libri come 'I Paradossi degli Stoici' di Cicerone, quanto al livello della ragazzetta incolta e fondamentalmente priva di capacità critica, che stima un tramonto essere uno spettacolo indimenticabile per quell'aurea di insipida malinconia che prende il loro animo e le rende ancora più stupide di quanto non siano. Capito?" Dunque, miei cari, non aspettatevi che questa gente abbia il più piccolo dei rimorsi nei vostri confronti, per avervi turlupinato, per avervi ammannito per piatti prelibati, cose che neanche i cani fiuterebbero per la loro inconsistenza. La gente, come nell'attività politica, finisce per subire i ministri che si trova (persone elette sì dal popolo, ma nominate ministri non da esso ma dal Capo dello Stato, sia chiaro!), così si comporta per tutto ciò che riguarda i programmi televisivi, sia che si tratti di una soap opera sia del telegiornale, che potrebbe essere, come sarebbe compito del giornalista serio e non prezzolato, la voce critica della classe politica e delle sue malefatte. Siamo sicuri che tutto ciò non possa essere definito sfruttamento, abusando della poca capacità critica (non per colpa sua) della gente semplice?
5) - Si può vivere un'intera vita posseduti solo da un'idea, persino da un'ideologia, come, p.e., quella religiosa, della cui giustezza non si avrà mai coscienza, finché non la si è messa a confronto con altro modi di vivere, di pensare e di agire. Finché ci si limita a restarsene chiusi nel proprio orto, senza avere mai, se non il desiderio, almeno la curiosità di sapere altro da quello che si sperimenta ogni giorno nel nostro limitato orizzonte sempre uguale, finiamo, non solo, per essere degli emarginati per colpa nostra, ma per credere che le nostre idee e, soprattutto, la nostra morale siano le uniche ad essere giuste e sacrosante, se non ispirate da dio ai profeti, uomini, quant'altri mai, santi e ispirati. Se la realtà, il mondo, anche quello morale, l'universo tutto è in continuo movimento, questo vuol dire che non esiste niente di fisso, che le cose cambiano, anche se, vittime delle nostre paure, desideriamo che restino tali e quali le abbiamo inchiodate con i nostri credi e le nostre convenzioni. Già qualcuno ha detto e molti ripetono senza aver capito a fondo ciò che la frase voglia dire, che la realtà umana ha una dimensione euclidea, cioè, che essa è duplice, che a un aspetto di essa se ne contrappone uno uguale e contrario, insomma, che esiste il bianco, ma anche il nero, il buono e il cattivo, il conveniente e lo sconveniente, e così via!
Purtroppo la vita dei più è caratterizzata da un unico pensiero, anche se definirlo tale potrebbe essere eccessivo, poiché se non si ha coscienza di se stessi e, di conseguenza, del proprio pensare, allora la vita diventa ed è una serie di atti, derivanti dalle inconsce pulsioni ambientali che conserviamo nella nostra mente. Un buon istinto di curiosità dovrebbe spingere a indagare da dove derivino a noi quelle pulsioni, o, meglio, da quali archetipi siamo guidati anche se non lo sappiamo.
6) - Se non ti piacciono le canzonette o la musica leggera in genere, di che cosa parleresti, in un ipotetico incontro, p.e., con Iva Zanicchi o con un Lucio Dalla o con qualsiasi altro canzonettaro? S'interessano essi solo della loro musica? Hanno degli altri interessi oltre quella? Non credete che ne abbiano il tempo e neanche la voglia. Essi dicono che la musica (?) sia per loro tutto, che non possono esistere altre cose, altri interessi, che possano prenderli. Non credete che una maggiore cultura e, quindi, una maggiore esperienza potrebbe, p.e., far sì che i testi letterari delle canzonette non parlino tutti, con un linguaggio quanto mai popolare, non esente da difetti grammaticali e lessicali, allo stesso modo di amori delusi, di passioni amorose non corrisposte (chissà, se i cosiddetti compositori lirici delle canzonette sappiano la differenza fra passione e amore).
7) - La cosa peggiore che si possa sentir dire, specie dalle madri sprovvedute o anche da persona comunque appartenente alla classe dei semplici, nutriti, purtroppo, solo da precetti pretisticamente ipocriti, asserviti alla morale cristiana, cattolica, apostolica e romana, a proposito dell'istruzione religiosa, è che questa non può far male ai bambini, che, anzi, insegna loro a comportarsi bene nella vita di qua, per meritare un al di là, dove siederà alla destra di dio padre onnipotente e sarà seraficamente felice nei secoli dei secoli e tante altre inutili scemenze contraddittorie e, spesso, demenziali. E' sconfortante, non rendersi conto che quella educazione innerva nei bambini comportamenti irrazionali, finendo con l'inglobare nelle loro menti acritiche precetti e comandamenti indimostrabili perché nulla può esserlo se non cade nella sfera dei cinque sensi. Il farlo, finisce per essere, come in effetti è, solo una mera creazione fantastica e ipoteticamente indimostrabile come sono le religioni.
8) - Assistere alla trasmissione "Forum", condotta dalla ineffabile Rita Dalla Chiesa, è come bere un caffè o una scodella di latte o del vino o quello che volete, in cui sia stata versata un'abbondantissima porzione di melassa. Sapete cos'è la melassa, vero? E' quel prodotto che si ottiene dalla lavorazione della barbabietola dello zucchero ed è una sostanza disgustosamente dolciastra e imbevibile. Il sentimentalismo sparso a piene mani dalla prefata e dolcissima signora non può essere accettato se con esso si intende regolare, se non giudicare, come la distinta signora fa, ogni aspetto della vita, non solo umana, ma anche quella bestiale. Non si può dire che l'amore vero è eterno, quando per lei questo amore è ancora più eterno, tanto è vero che si è sposata due volte, non riuscendo la stessa a distinguere fra passione, la parte veramente irrazionale della sessualità e l'amore che si giura davanti al prete o all'ufficiale dell'anagrafe, basato su un contratto steso fra due persone che si promettono vicendevolmente cose, azioni, comportamento e fatti per tutta la vita, cosa che poteva andare bene un tempo, quando la donna non era indipendente, mentre il marito aveva il dovere, non sempre ferreo, di mantenerla. Ciò significava che il matrimonio andava bene solo se la donna ingoiava quantità infinite di rospi a causa del marito che in tal modo si diceva felice di aver sposato un angelo, dichiarandosene soddisfatto, come si fosse trattato dell'acquisto di un cappone o di un'oca. Oggi la donna (si badi bene, quella che se ne è resa conto, che costituisce una minima parte specie nella nostra amata patria) di rospi non ne vuole più sapere, ma, alla sempre dolce e ineffabile Rita Dalla Chiesa, questo non sembra che interressi poi molto. Per lei è' molto importante, anzi, oserei affermare, vitale, che il marito si ricordi di portarle un gran mazzo di rose, possibilmente rosse, proprio nel giorno in cui lei compie gli anni o che durante un malinconico e sdilinquente tramonto lui le dica con voce tenera e flautata: "Ti amo e ti amerò per sempre".
Diamine un po' di coerenza! Naturalmente tutto dipende dall'educazione ricevuta, dagli ambienti frequentati, dal tipo di cultura o di incultura che si possiede, se la predetta legga almeno qualche libro che non sia il messalino della domenica, persino da quello che mangia o digerisce più o meno malamente. La vita, come è già stato esposto in altre pagine di questo sito, ha un duplice aspetto, una dimensione euclidea. Così come nella geometria euclidea, detta anche piana, la misurazione delle figure geometriche avviene su un piano e, quindi, usufruendo solo di due dimensioni, altezza e larghezza e così via, così non si può prescindere dal duplice aspetto che ogni azione umana, fatto possiede. Insomma esiste il bianco ma anche il nero, il buono e il cattivo, il grasso e il magro, e così via. Ognuna di queste dimensioni non esclude mai completamente l'altra. Se un uomo non è mai completamente sempre buono, perché allora bisognerebbe pensarlo chiuso, come il Conte di Montecristo, in un isola, in una prigione dove non può commettere niente di buono ma neanche niente di male, altrettanto eterno non può dirsi un matrimonio o la felicità o la gioia che portano con sé, come parte inscindibile, il rancore, l'odio, l'invidia e così via, se a questi sentimenti negativi o positivi che siano, non si è stati espressamente educati già nell'infanzia, quando non si ha capacità critica e quelli restano immersi completamente nell'inconscio, e quindi non siano più avvertibili, se non con un'adeguata analisi psicanalitica più o meno lunga negli anni.
Orbene, bisogna distinguere ciò che è natura da ciò che è sovrastruttura, la natura degli istinti dalle convenzioni che l'uomo ha adottato durante il cammino della sua storia. Il maschio, di qualunque specie esso sia, naturalmente ha un solo compito, quello di ingravidare la femmina, dopo di che va per altri lidi in cerca di altre femmine. Questo per gli animali accade durante periodi fissi durante i quali vanno in calore, mentre l'uomo è sempre in continua erezione e ingravida in ogni momento dell'anno, senza aspettare che la fregola lo prenda come negli animali. Solo col tempo, quando l'uomo ha cominciato a organizzare la propria vita, quella del villaggio o quella degli Stati, allora, per dirimere certi problemi, si sono fissate delle regole derivanti da consuetudini, consce o inconsce che fossero, finché poi queste regole furono scritte, per far sì che nessuno le interpretasse a suo modo, creando dissidi, vendette e ritorsioni.
Dunque, cara, leggiadra, ineffabile, sofisticata (?), leziosa, sentimentale, fantastica, intelligentissima e coltissima Rita Dalla Chiesa, la vita umana corre su due strade parallele che non si toccano mai: natura e convenzione. Tutto ciò che l'uomo fa o che sulla terra o nell'universo accade, è naturale, mentre siamo noi che distinguiamo, per i nostri fini o interessi, ciò che è bene da ciò che è male, restando la natura ciò che è, cioè, né bene né male. Se la tigre uccide e divora un agnello, è naturale, per quanto tu, presa da sublime atto di pietà immensa per l'agnello, potresti ritenere la cosa un male; chissà cosa dovrebbero mangiare i felini; tu, forse, li nutriresti a pane e acqua o forse a brioche, perché non divorino più nessuna altra bestia. Evviva il sentimentalismo, unica guida delle donne, se già, queste, nel bene e nel male, non fossero guidate dalla isteria, che non sempre dà in escandescenze, come volgarmente si crede, ma che può portare, p.e., a una vita di sottomissione e bontà o, come diresti tu, ad una vita pienamente dedita alla casa, alla famiglia, ai figli e al marito, ma in un modo non visibilmente ossessivo, cosa che si potrebbe notare (ma gli uomini, da fessi quali sono, non se ne accorgono mai) dalla continua indagine che esse fanno, nascostamente o palesemente e indefessamente sui loro mariti, pretendendo di conoscere di essi anche il pensiero più riposto, poiché ciò è l'unico modo che placa il loro isterismo, quello violento, e lo tiene a bada, lasciandole così tranquille, ma solo apparentemente, perché quel tarlo agisce di continuo e non cessa neanche a tarda età.
Da tutto ciò, che cosa si evince? Una cosa molto semplice, quando la si è capita, che, restando la natura incorreggibile e ingovernabile, almeno per la parte che riguarda gli istinti umani, le convenzioni, con cui l'uomo tende o cerca di irreggimentare quella, non sono eterne, per quanto, quando le si proclama o le si stabilisce o con essi si legifera, si desideri che restino e durino per sempre, ma non è così, perché le convenzioni col passare del tempo possono mutarsi in mezzi oppressivi, non rispondere più ai fini che ci si era preposti al tempo della loro statuizione. In questo concetto rientra, forse prima di ogni altra cosa, anche la morale, quella che noi usiamo per domare i nostri comportamenti feroci o per azzannarci con eleganza a proposito di affari puliti o sporchi che siano, cosa che, specie in questi tempi, è facile notare tra i nostri onestissimi, capacissimi, coltissimi e intelligentissimi uomini politici. Così, come mutano le condizioni economiche di un popolo, mutano anche le sue considerazioni morali che, anche apparentemente, li guidano. Ciò che un tempo era inteso come peccato, oggi può non esserlo più e viceversa! Resta sempre necessaria l'indagine socio - storico - sociale e filosofica di un evento umano, se si vuole capire il mondo in cui si vive. Dunque, non basta affidarsi, nel giudicare un fenomeno, un fatto, un accadimento, a quello che volgarmente si chiama buon senso, perché questo mancherebbe di tutte quelle informazioni, date dalla conoscenza del problema e quindi dalla cultura che in proposito si possiede, che abbisognano per giudicare, cioè, bisogna essere capaci di costruirsele le prove, se si vuole giudicare e non lasciarsi guidare dallo stupido, inconsulto, quanto inutile e becero sentimentalismo, quello tipico che ti fa dire: "Poverino! Ha commesso il reato, ma lo si può perdonare, lo ha fatto per la sua famiglia!" oppure: "Non sta a noi giudicare il suo peccato. Il signore, nell'al di là lo giudicherà e forse lo perdonerà!" e altre sciocchezze simili, con cui i sentimentali tentato di vivere, perché, prima o dopo, quando i problemi non si affrontano con senso della realtà, e non col pietismo, tornano a tormentarci e a renderci infelici. Intelligenti, pauca!
9) - Ieri, 29 settembre 2011, ancora una trasmissione in cui, quasi per caso, un incidente di percorso, si è parlato per circa dieci minuti di omosessualità. Indovinate chi partecipava a simile alto simposio? Alessandra Mussolini, un prete, un don Vattelappesca, e il dottor, professor di psichiatria signor Meluzzi. Che bel trio! Altro che trio mozartiano o mottetto a tre voci! Non si sa e non si riesce a capire di quali virtù, saggezza, conoscenza approfondita e specifica del problema, per studi effettuati, per ricerche in campo, disponga la prefata signora onorevole Alessandra Mussolini, per apparire costantemente in ogni trasmissione televisiva. Si sa, per esserci, in televisione, basta solo essere famosi, che poi la cultura che un tale ospite possiederebbe, abbia delle enormi voragini, che non abbia mai letto un libro o un giornale in vita sua (forse, neanche un romanzetto della compianta Liala o della lacrimosa Tamaro), se non (non se ne è poi tanto sicuri) il giornale del suo partito, che non abbia nessun interesse intellettuale a migliorare la sua cultura, ammesso che ne abbia una, credendo pretenziosamente e asfitticamente che basti la sua prelibata esperienza di donna e madre affettuosa e, chissà, anche quella di nonna generosa conservatrice delle tradizioni di famiglia (sappiamo quali sono!), ebbene, tutto ciò non ha importanza, la celebrità, non importa a quale titolo, è l'unico requisito richiesto per apparire in televisione. Che importa, poi, se ciò che l'ospite celebre afferma, pontificando dall'alto della sua crassa ignoranza e presunzione, risulti essere un orrendo mefitico impasto di pregiudizio, malafede e ignoranza generale e specifica del problema di cui in quel momento si parla? Affermare non basta, se, nel proposito di volere davvero convincere e, quindi, fare un'operazione veramente culturale, non si adducono le prove di ciò che si dice, sempre ammesso che si sappia come si faccia a procurarsi una prova. La prima cosa che bisognerebbe chiedersi, nell'affrontare la fresca conoscenza di una persona, è quella di svolgere delle indagini per apprendere di che titolo di studi disponga quest'ultima, se ciò che afferma non sia solo frutto della sua fantastica pregiudiziale sul problema trattando, e, ripeto, se e cosa legge (se legge solo il Messalino della domenica o Marie Claire o Oggi Donna o altri simili sciocchi e distorcenti e diseducanti, per la loro nullità, giornaletti, allora siamo a posto!). La espertissima signora onorevole Alessandra Mussolini non ha bisogno di tutto ciò, a lei basta la sua fede politica e l'importanza di essere una madre attenta al benessere dei figli (non si crede che la predetta quanto a benessere si riferisca a quello intellettuale dei bambini o degli adolescenti) e non importa se poi manifesta, negandolo in principio (io non ce l'ho con gli omosessuali), per ammetterlo subito dopo, il più nefando, distorcente e, soprattutto, inutile pregiudizio. Esaminiamo in quale modo o quale sia il percorso che la prefata signora (non si sa, se, per caso, sia stata insignita del premio Nobel della virtù tradizionale e familiare) esplica nell'esporre il suo alto intendimento, intellettualmente confortato da sapienza conoscitiva. Prima frase: "L'altro ieri ho visto due omosessuali che si baciavano appassionatamente (che si sappia, se il bacio non è appassionato, che cosa è?), una roba da far schifo". Subito dopo, però, stempera l'affermazione, proseguendo: "Sì, però, mi avrebbe fatto schifo lo stesso, se si fosse trattato anche di una coppia eterosessuale!" Allora, cara signora, madre felice e attenta dei sui cari figlioli, lei, una problema, ce l'ha. Eccome! Non lo dice apertamente, avrebbe paura di apparire retrograda e per niente progressista e ciò, politicamente, potrebbe danneggiarla! Confessi e lo dica apertamente: il sesso Le fa schifo in tutte le sue manifestazioni. A questo punto è da chiedersi come abbia fatto ad avere dei figli. Forse, per virtù dello spirito santo (chissà, potrebbe anche essere una cattolica, cristiana, apostolica e romana inconsciamente convinta) o con tante preghiere alla madonna, perché le concedesse la grazia?
A questo punto ci si sarebbe aspettati che il professor, dottor Meluzzi avesse detto una parola più chiara e, soprattutto, più precisa sul problema. Ahimè! Invece si è limitato ad arzigogolare supposte idee comportamentali che, a dire il vero, lasciavano, in quel momento e sul problema, il tempo che trovavano. Come fa a essere contemporaneamente uomo di scienza (a meno che non si voglia intendere tale la psicanalisi) e, allo stesso tempo, un creazionista? Una cosa è certa, che da lui ci si sarebbe aspettato che affrontasse la cosa più con un minimo di metodo scientifico che non avvalorando, con il silenzio o un mancato contraddittorio, gli isterismi o le convulsioni mentali della Mussolini, dalla quale non si può, poi, pretendere qualcosa di più, poiché nessuno può dare ciò che non ha e lei, la prefata colta e raffinata signora non fa eccezione. Invece, fiasco su tutta la linea.
Se c'era qualcuno che avrebbe potuto rendere più chiara la cosa, questo sarebbe stato il don Vattelappesca. Lui avrebbe potuto fare la storia del pregiudizio contro i gay, ammesso che ne fosse stato capace, o che fosse stato in buona fede. Avrebbe potuto raccontare perché, se al tempo degli antichi Greci e Romani, per l'omosessuale non esisteva neanche una denominazione, un vocabolo (segno dell'indifferenza con cui era trattata la cosa, ritenuta solo una manifestazione naturale della sessualità), come mai, all'avvento della chiesa, il sesso, prima, e l'omosessuale, dopo, per conseguenza, furono criminalizzati? Perché una manifestazione d'amore, sia etero che omosessuale, fu ritenuta uno scandalo, per non parlare, poi, degli organi genitali, che bisognava assolutamente nascondere a ogni costo, perché in loro era depositato tutto il male del mondo? Lui, però, avrà reagito come fanno tutti i pretacchioni che si mostrano in televisione, nascondendo quella storia, più sopra accennata, e reagendo in modo ipocrita (atteggiamento notissimo nella storia e nella pratica della Chiesa). Lui, invece, avrebbe detto che tutti siamo figli di dio, ma che alcuni lo sarebbero più degli altri; che il gay può esistere (bontà sua!), ma basta che non metta in pratica il suo modo di essere, come a dire, che la tigre se ha fame non può divorare la sua preda, anche se, come l'omosessuale, non farebbe che esercitare il suo diritto alla vita dell'istinto. Certo che un simile giudizio ha un senso pratico sbalordente, se non ci fossero gli atei che ne dissentissero, a quest'ora l'umanità si sarebbe estinta per non aver esercitato il proprio istinto sessuale procreativo, dannoso e, soprattutto per la chiesa, peccaminoso e scandaloso (sic), tanto varrebbe, per un omosessuale, che si eviri e tutto torna a posto. Non sarebbe, questo, un giudizio intriso di pregiudizio e, perché no?, anche un modo, anzi il vero, peccato contro natura?A voi la risposta, datevela se avete un minimum di sale in zucca!
TRADUCTION POUR CEUX QUI SONT FRANCAIS E POUR CEUX QUI AIMENT LE LANGUAGE FRANCAIS
Le jour le
29
septembre
2011,
encore
une
transmission
dans
laquelle,
presque
par hasard,
un
incident
de
parcours,
on
a parlé
pour
environ
dix
minutes
d'homosexualité.
Devinées
qui
participait
à
semblable
haut
symposium ?
Alessandra Mussolini,
un
prêtre,
un
père
Vattelappesca,
et
le
dottor,
le
professor de
psychiatrie
monsieur
Meluzzi.
Que
beau
trio
!
Autre
qui
trio
mozartiano
ou
mottetto
à
trois
crie
!
On
ne sait
pas
et
on
ne
réussit pas
à
comprendre
de
quelles
vertus,
de
sagesse,
de
connaissance
approfondie
et
spécifie
du
problème,
pour
des
études
effectuées,
pour
des
recherches
en
champ,
dispose
la
prefée
madame
honorable
Alessandra Mussolini,
pour
apparaître
constamment
dans
chaque
transmission
télévisée.
On
sait,
pour
y être,
en
télévision,
suffit
seul
d'être
célèbre,
qui
ensuite
la
culture
qu'un
tel
hôte
possederait,
ait
des
énormes
gouffres,
qui
n'aient
jamais lu un
livre
ou
un
journal
en vie
le sien
(peut-être,
un
petit
roman de
la
regrettée
Liala
ou de la
poignante
Tamaro),
si
(on
en
ne sont
pas
ensuite
très
sûrs)
le
journal
dont
son
parti,
il n'ait
pas
aucun
intérêt
intellectuel
à
améliorer
sa
culture,
admis
qu'il
en ait
une,
en
croyant
avec arrogance
et
asphyxiéement
que
des
bâts
son
exquise
expérience
de
femme
et
de
mère
affectueuse
et,
peut-être,
même
cette
de
grand-mère
généreux
conservatrice
des
traditions de
famille
(nous
savons
ce qui
sont
!),
eh bien,
tout
cela
n'a
pas de l'importance,
la
célébrité,
n'importe
pas à
quel
titre,
est
l'unique
qualité
demandée
pour
apparaître
en
télévision.
Qu'importe,
ensuite,
si
ce
qui
le
hôte
célèbre
affirme,
en
pontifiant
d'en
haut de
son
grossière
ignorance
et
de
prétention,
il se
révèle un
horrible
mephitique
pétris
de
préjugé,
mauvaise foi
et
ignorance
générale
et
spécifie du
problème
dont
dans
cet
instant
on
parle
?
Affirmer
ne
suffit pas,
si,
dans
l'intention
de
vouloir
vraiment
convaincre
et,
donc,
faire
une
opération
vraiment
culturelle,
on
n'allègue
pas les
épreuves
de
ce
qu'on
dit,
toujours
admis
qu'on
sache
comme
fait
à se
procurer
une
épreuve.
La
première
chose
qui
faudrait
se
demander,
dans
affronter
la
fraîche
connaissance
d'une
personne,
est
cette
de
dérouler
des
enquêtes
pour
apprendre
de
quel
titre
d'études
dispose
cette
dernier,
si
ce
qui
affirme
ne
soit pas
seulement
résultat
de
sien
imagine
préjudiciel
sur
le
problème
en
traitant,
et,
je
répète,
si
et
qu'est-ce
que
lit
(s'il
lit
seul
le
Messalino de la
dimanche
ou
Marie
Claire
ou
Oggi
Donna
ou
autres
semblables
sots
et
distordants
et
des
diseducanti,
pour
leur
nullité,
giornaletti,
alors
sommes
à
place
!).
Tres experte
dame
honorable
Alessandra Mussolini
n'a
pas besoin de
tout
cela,
à
elle
suffit
à
sa
foi
politique
et
importance
d'être
une
mère
attentive
au
bien-être
des
fils
(on
ne
croit pas
que
prédite
quant
à
bien-être
il se
réfère à
celui
intellectuel
des
enfants
ou
des
adolescents)
et
il n'importe
pas si
ensuite
manifeste,
en
me niant
l'en
principe (le
ne
nous ai pas
avec
les
homosexuels),
pour
l'admettre
vite
après,
le plus infâme,
distordant
et,
surtout,
inutile
préjugé.
Nous
examinons
dans
quelle
mode
ou
la
quelle
soit
parcours
que
la
prefée
madame
(on
ne
sait pas,
si,
par hasard,
soit
étée
revêtue
du
prix
Nobel de la
vertu
traditionnelle
et
familiale)
esplica
dans
l'exposition
de
son
haute
intention,
intellectuellement
réconforté
de
sagesse
cognitive.
Première
phrase
:
« L'autre
jour
j'ai
vu
deux
homosexuels
qu'ils
se baisaient
passionéement
(qu'on
sache,
si
je
baise
n'est
pas
passionné,
ce qu'il
est ?),
des
affaires
à
dégoûter ».
Vite
après,
cependant,
il
délaye l'affirmation,
en
poursuivant
:
« Oui,
cependant,
il m'aurait
dégoûté le
même,
s'il
s'était
agi
même d'un
couple
hétérosexuel ! »
Alors,
chère
madame,
mère
heureuse
et
il
attente des
déesses
sur
les
chers
des
fils,
la,
un
problème,
nous
l'a.
Et comment
!
Elle
ne le dit pas
ouvertement,
aurait
de la
peur
d'apparaître
rétrograde
et
nullement
progressiste
et
cela,
politiquement,
il
pourrait
endommager
la
!
Confesse et
dis
ouvertement
:
" Le
sexe
me
dégoûte
dans
toutes
ses
manifestations!".
À
ce
point
il est
de
se
demander
comme
ait
fait à
avoir
des
fils.
Peut-être,
pour
vertu
de l'ésprit
saint
(peut-être,
pourrait-elle
même
être
une
catholique,
chrétienne,
apostolique
et
romaine
inconsciemment
convaincu)
ou
avec
tant
de
prières à
la Madone,
pour que
lui
concédait
la
grâce
?
À
ce
point
on
il se
serait attendus
que
le
professor,
dottor
Meluzzi
avait
dit un
mot
plus clair
et,
surtout,
plus
précise
sur
le
problème.
Hélas
!
Par contre
il s'est
limité
à s'alambiquer
supposées
des
idées
comportementales
que,
dire
le
vrai,
ils
laissaient,
dans
cet
instant
et
sur
le
problème,
le
temps
qu'ils
trouvaient.
Comment
fait-il
à
être en
même temps
homme
de
science
(à
moins
qu'on
ne veut
pas
entendre
la
telle
la
psychanalyse)
et,
au même temps,
une
créazionist ?
Une
chose
est
certaine,
que
chez
on y
lui
aurait attendu
qu'elle
affrontait
la
chose
plus
avec
un
minimum
que
méthode
scientifique
qui
en
ne confirmant pas,
avec
un
silence
ou
manquée
contradictoire,
les
hystéries
ou
les
convulsions
mentales
de la
Mussolini,
dont
il ne
se peut pas,
ensuite,
prétendre
quelque chose
davantage,
puisque
personne
ne peut
donner
ce
qui
n'a
pas et
elle,
la
prefée
cultivée
et
raffinée
madame
pas
il y à
exception.
Par contre,
fiasque
sur
toute
la
ligne.
S'il
y
avait
quelqu'un
qui
aurait pu
rendre
plus clair
la
chose,
celui-ci
aurait
été le
père
Vattelappesca.
Il
aurait
pu
faire
l'histoire
du
préjugé
contre
les
gay,
admis
qu'en
il avait
été
capable,
ou
qu'il
avait été
en
bonne
foi.
Aurait-il
pu
raconter
pourquoi,
si
au
temps
des
anciennes
Grecs
et
des
Romains,
pour
le
homosexuel
n'existait
pas
même pas
une
dénomiantion,
un
vocable
(signe
de l'indifférence
avec
laquelle
était
traitée la
chose,
retenue
seulement
une
manifestation
naturelle
de la
sexualité),
comme
jamais,
à l'venue
de l'Église,
le
sexe,
d'abord,
et
le
homosexuel,
après,
par conséquent,
furent-ils
criminalisés ?
Pourquoi
une
manifestation
d'amour,
soit
d'etero
qui
homosexuel,
fut
retenue un
scandale,
pour
ne pas
parler,
ensuite,
des
organes génitaux,
qui
fallait
absolument
cacher
à tout prix,
pourquoi
dans
eux
était
déposée
tout
le
mal
du
monde
?
Il,
cependant,
aura
réagi
comme
ils
font à
tous
les
prêtres
qui
se
montrent
en
télévision,
en
cachant
cette
histoire,
plus
sur
faite signe,
et
en
réagissant
en
mode
hypocrite
(attitude
très
connue
dans l'histoire
et
dans
la
pratique
de l'Église).
Il,
par contre,
aurait
dit que
tous
nous
sommes des
fils
de
dieu,
mais
que
certains
seraient
plus
des
autres
;
que
la
gay
peut
exister
(bonté
son
!),
mais
suffit
qu'il
ne mette pas
en
pratique
sa
mode
d'être,
comme
dire,
que
le
tigre
s'il
a de la
faim
ne peut
pas
dévorer
sa
proie,
même si,
comme
le
homosexuel,
il ne
ferait pas
qu'exercer
son
droit
à la
vie
de l'instinct.
Certes
qu'un
semblable
jugement
a
un
sens
pratique
ébahissant,
s'il
n'y
avait
pas les
athées
qu'en
dissentissero,
par
cette
heure
l'humanité
se
serait éteint
pour
ne pas
avoir
exercée
son
instinct
sexuel
procreativo,
nuisible
et,
surtout
pour
l'église,
coupable
et
scandaleuse (sic),
beaucoup
vaudrait,
pour
un
homosexuel,
qui
s'émascule
et
tout
tourne
à
place.
Ne
serait-il
pas,
ceci,
un
jugement
imprégné
de
préjugé
et,
pourquoi
non ?
,
même
une
mode,
au contraire
le
vrai,
le
péché
contre
nature
?
À
vous
la
réponse,
donnez
la nous
si
vous
avez un
minimum de
sel
en
courge
!
10) - Vaga, vivendo però una vita quanto mai stentata, la nostalgia per il bel tempo andato, cioè, per la civiltà contadina. E', questa, una specie di nuvola asfissiante che prende i malcapitati nostalgici e li rende retrivi ad ogni razionalità, lasciandoli con occhi pieni di lacrime, al pensiero che la loro nonna, il nonno, lo zio, la zia o la trisavola, etc., erano tutti contadini. Ora, nessuno vuole recriminare su un tale paesaggio sentimentale, specie se a ripensarlo, in preda alla inconscia commozione, siano le cosiddette persone semplici. La gente (quella comune che vive di lavoro subordinato, che non possiede i milioni e per cui l'unico divertimento consiste solo nelle occasioni in cui si celebrano le nozze della figlia o del nipote, etc.,) non si pone mai razionalmente di fronte ai propri problemi, alle proprie incongruenze e ai propri dolori. Essa si lascia prendere dall'emotività e non vale apportarle, al fine di renderla edotta sul perché il male l'abbia colpita, le ragioni oggettive per cui gli eventi dannosi si siano svolti o abbiano avuto origine. Fra parentesi, è il tipico atteggiamento di cui approfittano e hanno sempre approfittato i preti, per inculcare la loro ideologia non comprovata da nessuna ricerca scientifica, e ancor meno, come frutto di una deduzione logica, dopo aver esaminato le cause reali ed effettive per le quali il fenomeno è avvenuto.
Ora tali persone possono essere comprese, poiché nessuno ha loro insegnato ad essere razionali, a non lasciarsi travolgere dall'emotività, magari commettendo reati o cose spiacevoli. Esse agiscono incoscientemente, secondo i dettami morali che in loro sono stati inculati da bambini, cioè, quando non erano in possesso di esperienze o, ancor meno, di una capacità critica. Come contraltare a tale situazione, esiste quella di coloro che sanno o, cosa ancora peggiore, che fanno finta di sapere o che dovrebbero sapere, occupando, essi, posti di potere politico e anche intellettuale. Che cosa? Spesso costoro, proprio a causa della posizione che occupano, dovrebbero sapere che la tanto decantata e rimpianta civiltà contadina è bell'e morta, è bell'e sepolta e non sarà più possibile riesumarla, neanche con atti di buona volontà o pietose e lacrimose, nonché, fasulle ricostruzioni o istituzione di musei della cosiddetta "civiltà contadina" che regolarmente nessuno visita, un po' perché non interessano nessuno e un altro po' perché chi dovrebbe visitarli sa che cosa quelli contengono, specie se gli oggetti da ammirare sono restati in uso fino a minimo cinquant'anni fa.
Lo stesso discorso vale per la famiglia. Sì, va bene, essa è composta da madre, padre, figli e nonni, questi ultimi quando ci sono e quando non vogliono vivere da soli. I tempi mutano! Questo bisogna sempre tenerlo a mente, altrimenti si rischia di vestire la toga romana, quando gli altri indossano il doppiopetto di grisaglia. Anche la famiglia muta, come muta tutto in natura, cosa di cui le convenzioni che, apparentemente, ci guidano, dovrebbero tener conto. Una volta l'adulterio costituiva la motivazione principale e continua dei romanzi ottocenteschi e, in parte, di quelli del primo novecento. Adesso della parola "adulterio" si è forse perso il significato. Non c'è più bisogno di fare le corna a marito o che la moglie viva in palese peccato (secondo i pretacchioni) con l'amante (Anna Karenina docet). Oggi la donna che non avverte più nessuna passione per il marito o, viceversa, il marito che per non mangiare la stessa minestra ogni giorno (leggi: "fare l'amore con la stessa donna"), ricorre all'istituzione, non legalizzata, che gli permette di avere un'amante, ebbene?, oggi basta presentarsi a un avvocato e esternargli il desiderio di volere divorziare dal proprio marito o dalla propria moglie, e il gioco è fatto. L'unico handicap di questa soluzione è la considerazione che coloro che sono ricchi sbrigano la faccenda in modo semplice e indolore, mentre i poveri cristi da separati finiscono in miseria, se già non lo erano in costanza di matrimonio. Tanto per dire "la giustizia economica è uguale per tutti".
A questo punto, se ci si è resi conto che le cose non sono come la nostalgia - il vecchio mai sopito sogno di vivere in modo semplice (spesso anche disancorato da ogni e qualsiasi senso della realtà) secondo l'invidiabile civiltà contadina - ci prospetta, non ci resta da fare che una cosa sola: quella di pensare a rendere migliore la cosa trasformata. Se il matrimonio non è più quello di una volta, allora affanniamoci a rendere, ciò che è diventato, più vivibile, adattiamo le leggi, che non rispondo più ai nuovi bisogni, alla cosa rinnovata e tiriamo avanti, finché un nuovo cambiamento non ci imponga delle nuove soluzioni. Credete che i politici facciano questi ragionamenti? Essi sono peggiori di quelli che governano che della loro insipienza non hanno nessuna colpa.
Se, quindi, la civiltà contadina non esiste più, dobbiamo pensare a sostituirla con altra cosa che potrebbe anche somigliarle, ma che appunto perché nuova, ne sarà differente.
11) - L'industria produce e il popolo acquista. Sembra un rapporto facilissimo, dove non si nasconde nessun arcano o dove non c'è niente da capire o da spiegare. Tutti, o quasi, in buona fede, affermano che se non esistesse la gente che compra, le industrie non esisterebbero. Facile a dirsi, non è vero? E', però, solo una reductio ad absurdum! Il fine primo - cosa facilmente immaginabile - è quello di guadagnare, e fin qui niente da dire, almeno se si guarda la cosa in apparenza. Già! Qualche autorità di governo ha affermato più volte che per guardare le sue televisioni non è necessario pagare il canone, come, invece, avviene per guardare i canali della RAI. Tutto questo discorso per richiamare l'attenzione di chi non lo sappia, spiegando come si stabilisce il prezzo di una merce. E' una cosa molto semplice, ma nessuno lo ha mai detto e chi lo sa o è un industriale o un amministratore della ditta produttrice. Nel prezzo vengono scaricate tutte le spese immaginabili e possibili: gli interessi bancari, l'ammortamento dei macchinari, gli stipendi delle maestranze e degli impiegati, le spese di manutenzione dei macchinari, le tasse che si pagano, le assicurazioni sociali e private, la benzina dei mezzi che servono al trasporto delle merci fabbricate, persino le mazzette con cui si è corrotto un pubblico funzionario per ottenere ciò che non era possibile ricevere per le vie normali e ultime, ma non tali, le spese per la pubblicità!
12) - Ormai, da duemila anni soggiaciamo alla morale fondata dalla chiesa cristiana, cattolica, apostolica e romana, morale dichiarata, senza ombra di dubbio e senza alcuna incertezza, immutabile nel tempo e nello spazio. E' un illusione, come tante altre illusioni con cui si crede che le cose create dall'uomo, e tale è anche la religione, debbano durare in eterno. Ci fu nella storia d'Europa qualcuno che aveva fondato un suo Reich e che aveva affermato perentoriamente e con sicumera imprudente, che quello sarebbe durato in eterno. Tutti sappiamo, però, com'è finita quella pretesa aspirazione all'eternità. Ci è costato milioni di morti, città rase al suolo, ma, alla fine quella si dissolse come vapor acqueo.
L'esperienza umana si basa su un fondo immutabile, che è dato dagli istinti - che sono non influenzabili - , e dalle convenzioni che gli uomini nel corso della loro storia, del loro progredire, adottano per una migliore vita materiale e psichica. E' quella che è denominata duplicità dell'esistenza umana. A tale duplicità non sfuggono neanche le religioni che sono e restano delle creazioni dell'uomo. I libri sacri sono interpretabili non solo dal punto di vista dell'ermeneutica, ma anche sottoponendoli a indagini antropologiche, storiche, psicologiche, sociologiche, artistiche, etc. Dopo aver fatto un tale lavoro, ci si accorge subito che il tanto decantato libro sacro, che a detta dei propalatori, riporta in assoluto la verità, a sua volta dettata direttamente dal dio ai profeti che erano lì, pronti, ad aspettarla con la penna in mano e il foglio di pergamena ben stirato, è un guazzabuglio di storie riportate per secoli in contrasto una con l'altra. Se in una storia, per esempio, è prescritta da dio la condanna a morte perché si è mangiata, p.e., carne di bufala, in un altro l'averlo fatto, è tramandato come un rimedio concesso da quello stesso dio per salvare il suo popolo. Entrambe le soluzioni sono addebitate allo stesso dio che, in tali casi, appare per lo meno in contraddizione con se stesso. Questo i preti nel corso dei secoli lo hanno sempre saputo, basta ricordarsi dei numerosissimi concili - spesso anche sanguinosi - tenuti in epoche e in luoghi diversi. Il dio non può essere in contraddizione con se stesso, perché è totalmente inventato e, quindi, in caso contrario non sarebbe valsa la pena inventarlo. Se proprio bisognava fabbricarlo, che fosse il più perfetto possibile. Allora è stato dichiarato eterno, motore primo e ultimo di ogni cosa, immutabile nel tempo e nello spazio, onnisciente e onnivedente e, infine, perché no?, anche creatore non creato. Chi mai avrebbe potuto provare il contrario? La prova negativa non sarebbe esistita, perché ciò avrebbe significato rifiutare la professione di una fede in un qualcosa che si dichiara indimostrabile e, quindi, contro ogni razionalità. Bastava imporre la cosa con la forza e la minaccia di pene inenarrabili che sarebbero state comminate nell'al di qua e nell'al di là, c'est-a-dire: "Tanto per non lasciare niente al caso, vi puniamo materialmente e anche psicologicamente." Le chiese, comunque, hanno sempre visto un nemico irriducibile nelle scoperte scientifiche - di cui poi i suoi preti si avvalgono, specie quando sono preda di malattie lunghe o incurabili, nel qual caso direbbero, ostinatamente, che è stata l'opera del dio a guarirli (cosa che irrita sommamente chirurghi o medici, etc.) - poiché nelle scoperte scientifiche hanno sempre scorto una gravissima e potentissima minaccia alla loro pretesa immutabile convinzione - non si sa mai con quanta buona fede - dell'esistenza di un dio padre creatore di tutto e di tutti. Nel gergo degli scienziati e dei ricercatori, tutto ciò - lasciamo stare quale parte della credenza, in che misura, quantità e qualità - è raffigurato in quella branca dello scibile medico che si chiama psichiatria, in cui è compresa quella parte precipua che à stata battezzata schizofrenia, etc. Alle facilissime contestazioni, magari anche ingenue e senza dolo, dei fedeli, essi, i preti, gli intellettuali della chiesa, sulle contraddizioni dei libri sacri, hanno sempre risposto che nessuno può scrutare e sapere i piani che il dio ha prescritto per regolare i destini umani, ribadendone, in tali interpretazioni, la pretesa inconoscibilità della volontà inscrutabile e immutabile in ogni tempo e luogo. diceva Carl William Brown: " Il Papa è l'inviato di Dio in terra ed io sono il portavoce del buon senso, entrambi siamo i rappresentanti di qualcosa che non esiste!" Intelligenti pauca, non è vero?
13) - Se credete, anche se in buona fede, di ricevere una risposta ad una vostra domanda, posta a un uomo politico, ebbene, toglietevelo immediatamente dalla testa. Se poi vi illudete di apprendere una qualche verità, ammesso che il politico vi abbia risposto, allora siete inguaribilmente degli schizofrenici (senza offesa), nel senso che, come gli schizofrenici (detto, così, in modo semplice, tanto per rendere più facile alla comprensione il concetto) distorcono ciò che vedono, essendo incapaci, proprio a causa delle loro turbe mentali, di vedere le cose, semplicemente, così come si presentano agli occhi di chiunque. Allo stesso modo si rischia con i politici lo stesso fenomeno, nel fare loro delle domande. Se avete osservato bene i numerosissimi talk-show che infestano le televisioni, avreste potuto notare, sempre se qualcuno ve ne avesse messo la pulce nell'orecchio, come sia una cosa impossibile fare confessare una anche piccolissima o insignificante verità all'uomo politico. Tutto ciò non sarebbe comprensibile, se non si pensasse che l'uomo politico è come la copertina di un libro, sulla quale è ben esposto il titolo che, a sua volta, dovrebbe essere il portatore del senso del libro, della vicenda che in esso è narrata, etc., Che cosa significa tutto ciò? E' presto spiegato! Il titolo del libro per il politico è il suo logos pubblicitario, con cui si presenta alle folle dei suoi probabili elettori, logos costituito da una serie di proposizioni che, all'apparenza sembrano dettate dal buon senso, ma che, in realtà, nascondono i suoi veri piani, il motivo e la causa per cui lui si candida. Insomma, è uno specchietto per le allodole, affinché la gente semplice, quella che si occupa della famiglia, che lavora dalle otto alle sei, che zappa l'orticello, nella speranza di risparmiare nell'acquisto delle verdure, che va a messa la domenica nella vana speranza di trovare consolazione e soluzione ai suoi problemi materiali, etc., ebbene, affinché tutta questa gente possa cadere nella miserabile pania tesa dal politico, concedendogli imprudentemente, senza sapere chi sia veramente il candidato, il proprio voto. Come a dire, che l'uomo politico vero si nasconde dietro la facciata delle sue esternazioni pubbliche e private, mentre, se interrogato, non ammetterebbe mai i suoi veri scopi. Difatti, dite, chi sia quel politico che non si sia presentato anzitutto come un buon cristiano, che va a messa ogni domenica (un simile richiamo, in un paese completamente dominato dalla Santa Romana Chiesa, è d'obbligo, se non pur prudente), oltre ad essere un buon padre di famiglia, un onesto lavoratore, un uomo capace che penserà alla salvezza dei suoi elettori, che farà votare, finalmente, leggi per punire i delinquenti e i criminali, a qualunque classe questi appartengano?
14) - Una manifestazione pacifica, organizzata per protestare a causa dei problemi a cui va incontro la classe media, ormai minacciata profondamente nelle sue piccole sicurezze, è stata infestata dall'intervento violento dei "black block". Bene, fin qui la notizia! Subito dopo, quale avvenimento eclatante, la storia di questo accadimento è stata trasferita nei vari programmi delle TV nazionali, pubbliche o private che esse siano, in quelle che sono state battezzate, da anglofili da strapazzo, "talk show". Ad uno di questi prelibati e molto istruttivi spettacolini (RAI ! - 11.10.2011) furono invitati quattro personaggi. Si poteva immediatamente capire che si trattava di persone anzitutto non certo di umile estrazione sociale, ma erano chiaramente dei benestanti, ben nutriti, ben pettinati, e, in quanto al loro abbigliamento, ognuno di loro avrà avuto addosso dalle due alle tre mila euro di vestiario (alla faccia, p.e., delle vecchiette indigenti cui questi spettacoli piacciono molto). Sì, certo, sarebbe più giusto dire persone, ma la notorietà rende queste solo dei personaggi, cioè delle gente che, chiamata a rispondere su ogni cosa, non fa che recitare la sua piece e, con incredibile faccia tosta, ammannisce predicozzi, conditi con intermittenti falsi sdegni morali, esponendo, senza addurne le prove, idee, concezioni, e, più spesso, anche concetti campati in aria, se non stupide raffazzonature para-ideologiche, sulla falsariga di quelle religiose, cioè rivestite di un dogmatismo insopportabile per l'insipienza dei suoi espositori.
Orbene, è stato detto di tutto: della violenza che bisogna abbattere... che l'uso della violenza non era un mezzo per risolvere i problemi... che serviva il dialogo... perché la violenza... bla bla bla... e altre frasi comuni di basso livello intellettuale riversate in questi cosiddetti talk-show come melma in una maleodorante cloaca. Ultima soluzione caldeggiata? L'aumento delle pene! Quando non si sa che dire, se ne caldeggia sempre, con passione ipocrita e cattiva coscienza, l'applicazione, cosa che non ha mai funzionato in Italia, perché il Parlamento, in varie epoche e sotto l'egida di vari partiti, ha promulgato, in passato e, specie ora, nel presente, leggi che non manderanno in galera nessun uomo politico, specie se siede nei palazzi del potere, e di conseguenza, poiché non potevano fare una legge per loro e una per il popolo, non mandano in galera nessun altro, tanto per essere distortamente democratici.
A parte la Filippica esposta più sopra (necessaria per definire bene il comportamento dei prefati personaggi), una cosa si sarebbe voluta sentir dire dai quattro personaggi, gente intellettualmente preparata (sarà poi vero?), che si fossero chiesti, se avessero ragionato sul perché di quelle violenze, da che cosa scaturivano, se, per caso, non avessero avuto a che fare con la cattiva coscienza, con la corruzione di un'intera classe politica che intende essere, il Parlamento, il luogo dove svolgere i propri affari, come se ci si trovasse nell'aula di una Borsa. Sicuramente i quattro saranno stati cristiani, cattolici, apostolici e romani (altrimenti non sarebbero approdati in RAI 1) e, quindi, fautori del principio di causa ed effetto, tanto sbandierato dalla Chiesa a dimostrazione della verità delle sue cosette; beh!, e allora?, perché non hanno fatto domande a tal proposito? Perché non ci hanno esposto delle tesi interpretative del fenomeno e, quindi, disegnare delle probabili vie di soluzione della questione? Da persone in apparenza rappresentanti l'alta intellettualità di una nazione ci si sarebbe aspettato ben altro che insipienti frasi fatte e luoghi comuni, invece... ma, lo saranno davvero degli intellettuali, cioè delle persone che usufruendo di maggiori e migliori informazioni date dalla cultura posseduta, dalle frequentazioni con persone da cui potere apprendere sempre più, e dalle esperienze utili e fruttuose, possono illuminare le nostre povere e maltrattate menti?
15) - Sinceramente, non credo che della malattia di un certo Vasco Rossi importi un gran che a qualcuno, se non agli adolescenti sfigati che, non per colpa loro, sono ridotti ad ascoltare quella che lui, il genio musicale (?), chiama musica ma che, in realtà, non si sa che cosa sia, in quale fenomeno inquadrarla, se, addirittura, non sia da annoverare fra le sub-culture che deliziano i nostri giovani, profondamente incolti musicalmente e scientificamente!
16) - Potremmo affermare che gli uomini e le donne che si consacrano (?) alla politica, non appena siano stati eletti, corrano prima dal chirurgo plastico e poi dal prete? Che ci andranno a fare? Che bisogno hanno di andarci proprio nel momento della loro apoteosi elettiva? Ebbene, ecco spiegato l'arcano! Dal chirurgo plastico vanno per farsi, come si può dire?, per farsi irrobustire o, sarebbe più esatto dire, per farsi ispessire lo strato epiteliale che copre il loro viso? Il chirurgo non è il semplice dottore in medicina che procede al semplice trapianto di pelle o all'aggiustamento delle parti anatomiche che non piacciono, bensì è uno che possiede una vasta conoscenza di procedimenti chimico-mineralogico-fonditorio, senza cui non potrebbe ricoprire, forse sarebbe più esatto dire rivestire, la pelle del viso del nuovo eletto con uno spesso strato di bronzo, la cui lega è fortemente protetta e resta comunque un segreto ben protetto. Altra operazione cu procede il predetto chirurgo è l'asportazione, possibilmente sotto anestesia totale, del sistema simpatico centrale, quello che governa le sensazioni di vergogna. Mentre la prima operazione evita di far emergere il rossore che dovrebbe ricoprire le guance di chi dovesse sentirsi in colpa o in preda ai rimorsi, con la seconda questo incidente è per sempre scongiurato, per cui il politico, ormai corazzato a tutte le imprese, di qualunque specie queste siano, é pronto a commettere qualsiasi atto criminale o corruttorio, spacciandolo per atto di buon governo. Purtroppo c'è chi cade in questa pania tesa dal politico e finisce per aver fede in lui, cosa che meriterebbe, di certo, un miglior fine. Il prete! A che serve costui? -continua -
17) - Non sono democratici i cattolici più o meno praticanti! Essi possono sbraitare, aizzati dai loro preti, contro gli atei ma questi devono solo tacere perché, a sentir loro, i cattolici, offendono la sensibilità religiosa della povera gente credente! Mah!
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